E' verità universalmente riconosciuta che una fan di Jane Austen desideri diventare come un'eroina dei suoi romanzi!
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lunedì 30 luglio 2018

1818-2018: bicentenario della nascita di Emily Brontë



30 luglio 1818-30 luglio 2018
Oggi cade il bicentenario della nascita di Emily Brontë.
Autrice di Cime tempestose - il suo unico romanzo destinato a diventare uno dei classici più importanti della letteratura inglese - pubblicato nel 1847 con lo pseudonimo maschile di Ellis Bell, Emily coltivò la sua creatività insieme alle sorelle e al fratello fin dagli anni giovanili e la sua opera è stata fortemente influenzata dalle atmosfere dello Yorkshire e dai racconti della governante.
La tragica vicenda di Catherine e Heathcliff nasce in un contesto "piccolo", limitato entro i confini dei luoghi ben conosciuti dall'autrice, ma grazie alla creatività e originalità di Emily Brontë Cime tempestose è diventato uno dei romanzi più famosi e amati della letteratura mondiale.
Nonostante la prematura scomparsa ad appena trenta anni, Emily è riuscita a lasciare un segno indelebile del suo talento.





martedì 12 dicembre 2017

Persuasione



Anne Elliot è la figlia di un baronetto decaduto e i problemi economici del padre costringono la sua famiglia a uno stile di vita più ridimensionato. Tuttavia, a turbare Anne non è tanto il cambiamento di condizione sociale quanto il fatto che ha 27 anni ed è sola. È sola perché otto anni prima aveva incontrato il suo grande amore, Frederick Wentworth, ma a causa dell'allora inferiorità di classe sociale di lui Anne era stata persuasa a rinunciare all'uomo che amava e a rompere il loro legame. Ora, dopo tanti anni, Anne sa che con il cambio di situazione della sua famiglia non ha più prospettive e sa di aver fatto un terribile errore con Frederick, così è rassegnata e consapevole che non si sposerà e vivrà nel rimpianto per ciò che poteva essere. Però otto anni dopo il destino le fa incontrare di nuovo il Capitano Wentworth, diventato nel frattempo un uomo ricco e di successo, e a dispetto dei sensi di colpa di lei e dell'apparente distacco di lui, i torti e gli errori del passato verranno dimenticati e cancellati per sempre e i due innamorati avranno una seconda possibilità per essere felici.

Persuasione è l'ultimo romanzo completo di Jane Austen. Si tratta del romanzo più romantico e delicato, del romanzo con la trama più sofferta e con il lieto fine che tiene di più con il fiato sospeso. Persuasione è il romanzo più maturo della Zia, quello della maturità come autrice e quello della maturità dei suoi personaggi. Questo perché Anne e il Capitano Wentworth sono i personaggi austeniani che più soffrono e affrontano le maggiori sfide e difficoltà prima di ritrovarsi ed essere felici. I due si amano sinceramente e pienamente fin dall'inizio, ma vengono separati dagli altri: non è colpa dell'orgoglio, di pregiudizi o di fraintendimenti... bensì colpa della debolezza di Anne e del suo essere manipolata dai consigli di un'amica che riteneva saggia. La cosa triste dell'errore di Anne è che sbaglia non perché ingannata da personaggi poco raccomandabili o da false amiche gelose, ma viene convinta a fare qualcosa che non vuole fare da una persona che crede come una madre e tutto questo solo per dare importanza alle convenzioni sociali e non ai desideri di un sentimento puro, sincero e disinteressato. Wentworth, pur non essendo un ambizioso senza scrupoli, viene allontanato dalla vita di Anne solo perché di estrazione sociale inferiore alla sua; questa intrusione fatta ai danni di un uomo umile e onesto e di una ragazza giovane, inesperta e non all'altezza di prendere le sue decisioni da sola rende il destino dei due innamorati davvero crudele. Per fortuna Jane Austen non concepisce un finale triste, così fa in modo che i due possano incontrarsi ancora, a situazioni economiche invertite, e permette loro di avere un'altra occasione. Quando Wentworth ricompare dinanzi ad Anne è ricco e rispettato, ammirato e ambito... mentre lei è sola e piena di rimpianti, con una famiglia che la sminuisce di continuo e ben poche ragioni di essere ottimista per il futuro. Però a dispetto delle apparenze, a dispetto degli sbagli del passato, il loro amore è sopravvissuto alla lontananza e alle intrusioni e Wentworth è pronto a donare una seconda volta il suo cuore all'unica donna che abbia mai amato. Grazie ad un crescendo emozionante, grazie ad una lettera indimenticabile... Anne e il Capitano Wentworth possono lasciarsi alle spalle le sofferenze del passato e riallacciare quel filo che otto anni prima era stato solo apparentemente spezzato ma che li aveva continuati a legare sempre.
Persuasione è sicuramente il romanzo più toccante di Jane Austen, è il romanzo più struggente e il romanzo il cui lieto fine scalda maggiormente il cuore dei fan della Zia. È il romanzo più maturo perché presenta un percorso particolarmente tortuoso che fa maturare i due protagonisti e li rende liberi di amarsi dopo tante traversie, è il romanzo più maturo perché rammenta che se hai amato non devi avere rimpianti... ma solo fiducia nel fatto che l'amore sarà sempre più forte di tutto il resto.



lunedì 4 dicembre 2017

L'abbazia di Northanger



Catherine Morland è una ragazza come tante, senza particolari qualità, che però ha una grande passione per i romanzi gotici e questo la porta ad avere una fervida immaginazione. Durante un soggiorno a Bath insieme ad alcuni cari amici di famiglia, Catherine conosce il simpatico e affascinante Henry Tilney - di cui si innamora - e fa amicizia con Isabella Thorpe e il fratello John; quanto Henry e la sorella Eleanor si dimostrano sinceri e onesti, tanto i Thorpe si riveleranno calcolatori e falsi. Ma il destino di eroina di Catherine si compirà quando sarà invitata dal Generale Tilney a soggiornare all'abbazia di Northanger, la misteriosa tenuta che alla ragazza sembra la location ideale per vivere le avventure dei romanzi che ama leggere. Lì sarà coinvolta in alcuni misteri da svelare... o forse no! Però, dopo una serie di equivoci e peripezie, riuscirà infine a coronare il suo sogno d'amore con Henry!

L'abbazia di Northanger è il romanzo austeniano forse più insolito! Perché, sì, nel canovaccio e nello schema si rifà alle altre sue opere, con una storia d'amore che dopo diversi ostacoli e fraintendimenti ha il suo meritato lieto fine, però stavolta si tratta anche e soprattutto di un romanzo parodistico. Infatti, all'epoca di Jane Austen stavano via via riscuotendo sempre più successo i romanzi gotici: opere horror piene di fanciulle in pericolo, loschi figuri e inquietanti antichi manieri. Erano letture accattivanti e intriganti, letture che tenevano il lettore con il fiato sospeso senza essere particolarmente edificanti, letture popolari e poco impegnative ma di sicuro intrattenimento. La Zia Jane, da acuta osservatrice e indagatrice dei comportamenti della gente della sua epoca, non poteva non cogliere in questa moda una possibilità di creare un romanzo ad hoc che sapesse ironizzare sulla faccenda! Così raccontando la vicenda di una ragazza di campagna ingenua e di buon cuore appassionata di tali letture e particolarmente impressionabile al punto da credersi l'eroina di una avventura dai contorni mystery, Jane crea una perfetta parodia del genere gotico mettendo in risalto gli aspetti involontariamente ridicoli di un filone di successo e dei suoi adepti. Raccontando abilmente di Catherine che ad un certo punto crede quasi di trovarsi dinanzi a qualche terribile segreto quando arriva a Northanger, illudendosi di essere una delle eroine dei suoi amati libri, Jane vuole omaggiare con la sua consueta ironia corrosiva un genere narrativo di successo (che magari apprezzava lei stessa) ma riportandolo alla dimensione che gli spetta di genere di puro intrattenimento senza grandi pretese. Così L'abbazia di Northanger si trasforma nel romanzo più divertente e vivace di Jane, trasformando Catherine nella sua eroina più sgangherata e pasticciona e Henry Tilney nel suo eroe più simpatico e scanzonato... rendendoli i protagonisti perfetti della tipica storia d'amore austeniana - tutta amore sincero e contrastato da denaro, differenze sociali e intrighi di finti amici -, ma anche i protagonisti del perfetto, ironico omaggio al romanzo gotico!
L'abbazia di Northanger è dunque il romanzo austeniano più insolito e anche quello più ricco di sorprendenti avventure!



lunedì 5 dicembre 2016

Amiche di penna



In una delle sue solite giornate noiose trascorse in quel di Yonville, Madame Bovary si ricorda di una lettera che tempo prima le aveva scritto una sconosciuta signora russa desiderosa di diventare sua amica di penna. Attirata dall'idea di poter condividere con qualcuno al di fuori della mediocrità locale l'entusiasmo per la sua ultima lettura, Emma decide di rispondere alla signora russa in questione: Anna Karenina. Così nei mesi successivi, pur non incontrandosi mai di persona, Emma e Anna diventano amiche e lettera dopo lettera, apparentemente accomunate dalla stessa ricerca dell'amore e della libertà da una vita opprimente, finiscono per confidarsi gioie, sofferenze, speranze, auspici per il futuro, stralci di vita mondana e sorprendenti incontri...

Scritto da Marosella Di Francia e Daniela Mastrocinque, Amiche di penna immagina un ipotetico carteggio tra Emma Bovary e Anna Karenina nel quale le due eroine tragiche della letteratura ottocentesca, raccontando l'una all'altra le proprie vicende personali, finiscono per dipanare lettera dopo lettera quello che è il loro ben noto tragico percorso. Così troviamo una Madame Bovary immancabilmente annoiata e oppressa da una realtà matrimoniale mediocre e dalla vita di provincia che tanto detesta, che tenta di evadere dal grigiore che la attornia solo attraverso la lettura dei suoi amati romanzi; e troviamo una Anna Karenina dapprima a Venezia e poi a Parigi in "esilio" dalla Russia ipocrita che la giudica per la sua scelta di vivere senza vergogna il suo amore per Vronskij. Le due si riconoscono come anime affini, donne in un'epoca difficile per le donne che non desiderano nient'altro che essere ciò che sono senza per questo essere additate: sognano l'amore travolgente che le faccia sentire vive, sognano una vita di società autentica e non falsa come si rivela essere troppo spesso, sognano grandi emozioni. Anna apparentemente riesce a ottenere la libertà sperata e tra l'Italia e la Francia si illude di assaporare con Vronskij quella felicità che per lunghi anni le era stata negata in Russia... ma mese dopo mese, lettera dopo lettera la sua situazione diventa sempre più complicata come era prevedibile: condannata ad essere l'amante e l'adultera disprezzata da tutti e con la crescente paura di scoprire un Vronskij stanco di lei. Dall'altra parte, Emma è il simbolo dell'insofferenza verso una realtà ristretta e mediocre che non corrisponde alle proprie aspettative e che conduce la sopracitata Madame Bovary a cercare in amanti falsi e non meno mediocri degli altri una impossibile fuga dalla (sua) realtà; Emma, a differenza di Anna, sembra tradire il marito più per noia che non per reale desiderio di trovare il vero amore (e ciò le verrà aspramente rimproverato da Anna in seguito), ma quali che siano le sue ragioni... finirà anche lei per cadere nell'inevitabile vortice che la condurrà alla definitiva rovina. Entrambe sono destinate ad un finale tragico, questo lo sappiamo bene fin dall'inizio, eppure ad un certo punto sembra che per loro ci siano all'orizzonte risvolti inaspettati e la possibilità di trovare pace dopo più di cento anni di tribolazioni. In quelle lettere in cui Anna parla di grandi opportunità per Vronskij a Parigi e nelle lettere in cui Emma racconta l'incontro con due interessantissimi americani (Rossella e Rhett Butler) e la possibilità per lei di iniziare una nuova vita grazie a loro, sembra che entrambe possano sfuggire al destino scelto per loro da Tolstoj e Flaubert... ma è una speranza vana: perché nessuno può sfuggire al suo destino, soprattutto se si tratta di personaggi letterari.
Dunque, come detto in precedenza, Emma e Anna vanno incontro al loro medesimo tragico destino, però tale carteggio lascia intendere che Anna abbia cercato l'autenticità e non avendola trovata sia stata condannata dalla sua epoca falsa e ipocrita, mentre Emma abbia cercato in maniera più superficiale un escamotage alla sua vita noiosa e alla fine si sia condannata da sola.

Amiche di penna è un retelling molto originale! Le lettere delle due protagoniste ricostruiscono le vicende ben note di Madame Bovary e Anna Karenina, ma lo fanno con originalità e con la ricerca di qualche elemento alternativo che sappia rinnovare tali vicende. Troviamo allora Emma e Anna intente a scambiarsi pareri sui libri letti, a raccontarsi stralci di vita mondana o a parlare di moda; e vediamo le due eroine della letteratura interagire con altri personaggi altrettanto noti (come Rossella e Rhett, Charles Swann e Odette de Crécy e Isabel Archer) e con artisti realmente esistiti (Degas): tutto ciò cala Amiche di penna in un contesto quasi reale e tangibile, immaginando un mondo in cui i grandi personaggi della letteratura mondiale si incontrano davvero! Questo aspetto rende Amiche di penna un grande omaggio ai classici della letteratura da parte delle due autrici.
Amiche di penna è il romanzo ideale per gli appassionati dei classici dell'Ottocento: per riscoprire celebri eroine della letteratura da un punto di vista diverso.

Voto: 7,5

mercoledì 6 luglio 2016

Cleopatra - Una vita



La storica e biografa Stacy Schiff, già Premio Pulitzer, ricostruisce attraverso le poche fonti disponibili la vita dell'ultima regina d'Egitto, cercando di sfatare luoghi comuni e false leggende che aleggiano attorno alla figura di Cleopatra.
Negli ultimi 2000 anni Cleopatra è stata sempre immaginata come la tentatrice senza scrupoli, la seduttrice, la donna crudele e spietata disposta a tutto pur di raggiungere i suoi obiettivi, ma è probabile che, pur con i suoi pregi e i suoi difetti, la regina non fosse né più né meno che una donna incredibilmente intelligente e astuta a capo del regno più ricco e prospero dell'epoca, la quale tentò solamente di mantenere l'Egitto libero dal giogo Romano. Quasi tutte le informazioni su Cleopatra le conosciamo attraverso gli scritti degli autori Romani (e quasi mai suoi contemporanei, per giunta), i quali non si facevano scrupoli a descriverla come una donna malvagia, subdola, rovinafamiglie e intenzionata a diventare la padrona di Roma. Per i Romani (che relegavano le donne a un ruolo di inferiorità) era semplicemente inaccettabile l'idea che una donna si fosse fatta strada nel mondo grazie alla sua intelligenza, era inaccettabile che avesse regnato e soprattutto avesse irretito due degli uomini più celebri di Roma come Giulio Cesare e Marco Antonio: per riuscirci doveva per forza essere ricorsa a magie e inganni. Così gli autori Romani si sono impegnati per lungo tempo a screditare l'immagine della regina d'Egitto, cercando di tramandarla ai posteri come la donna più malvagia della storia.
Ma la verità è che Cleopatra era una donna intelligente e istruita, coraggiosa e dalla forte personalità, una stratega indomita, una regina in grado di governare quello che era il regno più ricco e prospero del Mediterraneo. E' vero che grazie alla protezione dapprima di Cesare e poi di Antonio ha reso l'Egitto ancora più forte, espandendo la sua influenza a Oriente, ma è anche vero che essendo lei la persona più ricca del mondo (conosciuto) era indubbiamente ambita dai due Romani che hanno attinto alle sue illimitate risorse per creare i propri eserciti e il proprio prestigio. Forse non si innamorò perdutamente né di Cesare né di Antonio e sfruttò la loro attenzione a suo vantaggio, ma anche i due Romani volsero a loro vantaggio il legame che avevano instaurato con lei. E al di là della politica e degli interessi, un qualche genere di sentimento deve pur averla legata ai padri dei suoi quattro figli, soprattutto perché, sconfitta da Ottaviano, prima di morire chiese di essere sepolta insieme ad Antonio.
Dunque, Cleopatra non è la strega che il mondo Romano ha cercato di dipingere, ma una donna vissuta in un'epoca controversa e feroce, fatta di tradimenti, assassinii, guerre fratricide, lotte per il potere e interessi; un'epoca in cui non contavano né i legami familiari, né l'amicizia, né l'onestà, né la lealtà... in cui ci si tradiva e si cambiava alleato ogni giorno. Un'epoca in cui le donne Romane non avevano diritto nemmeno ad avere un nome proprio, ma erano solamente merce di scambio. Questo era il mondo pericoloso e pieno di insidie in cui visse Cleopatra, un frangente in cui Roma stava pian piano conquistando il mondo e in cui tutti i Paesi dovevano assoggettarsi alla sua potenza. Cleopatra cercò di giocare a questo pericoloso gioco alla sua maniera, cercando di mantenere l'indipendenza e la libertà che da donna emancipata (come lo erano tutte le donne di Alessandria d'Egitto) non le avrebbe mai consentito di chinare la testa davanti all'egemonia Romana. Per ventidue anni è riuscita nel suo intento, destreggiandosi abilmente in un contesto storico pieno di minacce e di personaggi megalomani, un po' con il suo carisma e la sua abilità, un po' con il leggendario e innegabile fascino che sapeva emanare, è riuscita a riportare l'impero Tolemaico agli splendori degli albori. Infine, quando arrivò il giorno della sconfitta, decise di uscire di scena nella maniera degna dell'ultima regina d'Egitto, uccidendosi per non tornare a Roma da schiava (non dopo avervi soggiornato tanto tempo prima come illustre ospite di Cesare). Il suo unico rimpianto è stato quello di essere stata indirettamente la causa della fine dell'Egitto indipendente, che di lì in avanti passò sotto il controllo di Roma. Ma le sempre crescenti mire espansionistiche di Roma non avrebbero mai lasciato libera una terra piena di ricchezze come l'Egitto.

Questa biografia di Stacy Schiff ricostruisce con efficacia la vicenda umana di Cleopatra, cercando di smentire i luoghi comuni su di lei per ricostruirne quanto più fedelmente possibile la sua storia, pur attingendo spesso e volentieri a fonti limitate e indubbiamente faziose. Ne emerge così il ritratto di una donna incredibilmente colta e istruita, amante del lusso e della ricchezza, affascinante e ammaliante, ma soprattutto intelligente e carismatica, abile diplomatica e lungimirante leader politica... in grado di svettare su quasi tutti i celebri personaggi a lei contemporanei e di lasciare un segno indelebile nella storia.
Il libro è interessante perché, oltre a ricostruire la vicenda di Cleopatra, traccia un efficace spaccato dell'epoca, rievocando quel frangente in cui Roma si stava prepotentemente affacciando al mondo. La Roma di Cesare, di Ottaviano, di Cicerone e di Antonio... racconta di un mondo feroce, pieno di intrighi e di traditori pronti a pugnalare alle spalle chiunque pur di ottenere potere: un mondo in cui la legge del più forte deve aver trovato la sua ideale formulazione. Un mondo che, a dispetto delle intenzioni degli autori latini, ci convince che non ci siano stati affatto alcuni "buoni" e altri "cattivi" ma che ognuno dei protagonisti abbia agito nel bene e nel male solo per i propri interessi.
Cleopatra - Una vita è una lettura davvero interessante per avvicinarsi ad una figura affascinante e sfuggente qual è l'ultima regina d'Egitto, una lettura interessante per comprenderla e per apprezzarla in quanto donna di potere in un'epoca dominata dagli uomini.

Voto: 8

giovedì 21 aprile 2016

Charlotte Brontë, 1816-2016: 200 anni e non sentirli



Charlotte Brontë nasce il 21 aprile 1816: una data destinata a rimanere nella storia della letteratura inglese. Charlotte nasce in un contesto familiare vivace, formato da personalità amanti della scrittura e dell'arte, ma è anche un contesto funestato da svariate tragedie che influenzeranno la poetica della futura autrice. Charlotte nasce anche e soprattutto nello Yorkshire: un luogo pieno di suggestioni e leggende in cui è facile trovare l'ispirazione giusta per quella letteratura romantica piena di brughiere tormentate, di misteriose tenute e di personaggi indecifrabili. Cresciuta tra le storie di fantasmi della governante e tra i racconti scritti insieme al fratello e alle sorelle, Charlotte è destinata a fare grandi cose, indubbiamente. Ma è soprattutto la sua vita ad essere un romanzo: troppo presto perde la madre e le due sorelle più grandi, la sua salute viene minata irrimediabilmente, vive un amore infelice e non corrisposto a Bruxelles per quel Constantin Héger che sarà modello dei suoi eroi maschili; non solo, è lei stessa governante e infine scrittrice... o meglio, scrittore: perché il mondo amerà la sua opera e la crederà scritta da un uomo di nome Currer Bell. Conosce un clamoroso successo con Jane Eyre (dopo l'iniziale rifiuto di farsi pubblicare Il professore, uscito postumo nel 1857), poi darà alle stampe Shirley e Villette. Nel frattempo ha visto morire Branwell, Emily ed Anne: menti piene di talento come la sua. Infine, non più giovanissima sposa il reverendo Arthur Bell Nicholls e sembra che il romanzo della sua vita possa avere il lieto fine... ma muore prima di compiere 39 anni il 31 marzo 1855 incinta di sette mesi.
La vita di Charlotte Brontë è indubbiamente un romanzo, con tutto quello che rende appassionante un romanzo: le origini umili, il talento, l'amore non corrisposto, il successo, le tragedie e il lieto fine che si dimostra però un'illusione. La sua è stata una vita che in meno di quarant'anni ha lasciato un segno indelebile, una vita che ha saputo proiettarsi al futuro perché la sua eredità letteraria e umana è sopravvissuta a lei, fino ad oggi.
L'opera di Charlotte Brontë, piena di spunti di riflessione, di atmosfere sfuggenti, di temi sociali e soprattutto di eroine coraggiose e coerenti e di eroi indimenticabili, è un dono di cui fare tesoro per il futuro: perché si tratta di una ricchezza che svelerà ancora domani tutto il suo inestimabile valore!
Oggi che ricorre il bicentenario della nascita di Charlotte Brontë non possiamo che guardare con ammirazione alla sua opera e ringraziarla per i doni che ci ha lasciato attraverso i suoi romanzi e attraverso la coerenza della sua vita, quella sua vita che è forse il romanzo più mirabile di tutti.
Tanti auguri Currer Bell, tanti auguri Charlotte!

lunedì 18 aprile 2016

Villette



L'infanzia di Lucy scorre tranquilla e senza troppi scossoni; diventata adulta, ritrovandosi senza famiglia e senza un soldo, deve lavorare per sopravvivere e a seguito di una serie di decisioni improvvise finisce per trasferirsi nella città straniera di Villette in cerca di un impiego. Lì diventa insegnante di inglese presso l'istituto di Madame Beck e conosce Monsieur Emanuel, l'irascibile e tormentato insegnante di letteratura. Quando Lucy ritrova nel dottor John il brillante e gentile amico della sua infanzia in Inghilterra sembra quasi innamorarsi di lui, ma il tempo le dimostrerà che è Monsieur Emanuel l'animo nobile per cui provare vero affetto... anche se il destino non riserverà loro alcun lieto fine.

Pubblicato nel 1853, Villette è il quarto e ultimo romanzo di Charlotte Brontë, da più parti considerato il vero capolavoro dell'autrice. La vicenda in gran parte si ispira alla vita di Charlotte e sembra quasi segnare la sua definitiva maturazione sia di donna che di scrittrice. Infatti, l'immaginaria città di Villette è plasmata su Bruxelles e il Paese straniero dove si trasferisce la protagonista del romanzo non è altri che il Belgio. Come è noto agli appassionati di Charlotte Brontë, lei si trasferì in Belgio per studiare francese e si innamorò (amore infelice e non corrisposto) del suo professore, Constantin Héger. Tale esperienza personale influenza gran parte dell'opera di Charlotte, ma è in Villette che l'autrice affronta in maniera più diretta quel periodo cruciale della sua vita. Così Lucy Snowe, la protagonista di Villette, abbandona l'Inghilterra in cerca di lavoro e giunge nel Paese francofono dal nome immaginario dove troverà una occupazione e stabilità. Lì Lucy ha modo di stare a contatto con una grande varietà di caratteri umani e di imparare a conoscere l'umanità in tutte le sue sfaccettature, attraverso i personaggi con i quali si relaziona quotidianamente. Ce ne sono di tutti i tipi: il dottore affascinante e gentile ma in fondo evanescente, la ragazza allegra e gaia eppure inconsistente o la ragazza sciocca e superficiale, senza dimenticare la donna non più giovanissima invadente e gelosa, fino all'insegnante all'apparenza instabile e irascibile che però si dimostra, infine, umile e pronto a sacrificarsi per tutti, persino per chi gli ha fatto del male. Lucy osserva questa umanità falsa e ipocrita e attraverso la penna e lo sguardo impietoso di Charlotte Brontë, leggendo il romanzo, troviamo un mirabile approfondimento psicologico dei personaggi, come raramente si è visto in un libro. La Brontë, senza appigliarsi a storie d'amore da batticuore e a personaggi che conquistano fin dalla prima apparizione, con Villette è più attenta a smascherare e a svelare la psicologia dei personaggi, lo scavo psicologico di caratteri pieni di contraddizioni e incoerenze. Per questo Villette è soprattutto un grande affresco dell'umanità e della società dell'epoca. La cura dei personaggi è principalmente interessata a studiarne il carattere e non a intessere una trama particolarmente avvincente e appassionante. Infatti, all'inizio seguiamo con interesse il sentimento che Lucy sembra provare per il dottor John, ma via via che le pagine scorrono il personaggio di lui finisce per evaporare... troppo impegnato com'è a innamorarsi di ragazze belle e poco altro per accorgersi delle qualità morali della sua amica di lunga data. Così come i difetti di Madame Beck e degli altri personaggi servono solo a gettare luce sulle piccolezze del genere umano. Il vero punto di svolta di Villette è la "crescita" del personaggio di Monsieur Emanuel: infatti se nella prima parte del romanzo - con la protagonista troppo infatuata di John - il professore di letteratura appare di tanto in tanto sempre nel ruolo dell'irascibile e del moralista... solo nella seconda parte acquisisce il ruolo di protagonista maschile e ne diventa l'eroe... svelando finalmente le ragioni del suo carattere tormentato e svelando soprattutto la sua commovente nobiltà d'animo. E' a questo punto che all'approfondimento psicologico si affianca un ritrovato interesse per la trama che sa offrire fino alla fine una storia d'amore delicata e osteggiata. Purtroppo Charlotte Brontë inizia Villette all'indomani della prematura morte del fratello e delle sorelle e l'aura luttuosa che aleggia su di lei non le permette di scrivere un romanzo a lieto fine: questo è l'unico libro che non si conclude con il matrimonio della protagonista con l'uomo che ama, perché un tragico finale attende Monsieur Emanuel. La storia vede, sì, una Lucy indipendente e padrona del suo destino (questo grazie all'intervento di Emanuel), la quale a differenza di Jane Eyre non trova riscatto perché sposa l'amore della sua vita ma si riscatta grazie al suo lavoro (segno questo della nuova maturità dell'autrice), però consegna ai posteri un finale drammatico che non può non lasciare un profondo senso di amarezza e rimpianto.

Non so se Villette sia il miglior romanzo di Charlotte Brontë, è senza dubbio il più complesso, il più profondo, quello con più implicazioni personali. Si tratta di una lettura complessa e ragionata che dà diversi spunti di riflessione, ma che fatica ad appassionare (chi ama le storie più attente alla trama) se non nelle ultime 150-200 pagine quando il cambio di prospettiva nei confronti di Monsieur Emanuel rende la vicenda più avvincente ed emozionante. Qualche ingenuità di trama complica la situazione: a tratti le troppe coincidenze del libro finiscono per apparire un tantino forzate (pare che tutti i personaggi che conosce Lucy finiscano per trasferirsi a Villette e sono quasi tutti legati tra loro).
Forse è semplicemente il romanzo meno immediato della Brontë, quello la cui complessità non arriva al cuore del lettore se non alla fine: non è travolgente come Jane Eyre... però riesce comunque, anche se più lentamente, a ritagliarsi il suo spazio. 
Di Villette rimane maggiormente il preciso e attento studio della psicologia dei personaggi, un affresco davvero interessante dell'epoca; rimane l'esperienza e la maturità artistica e umana di Charlotte Brontë; rimane l'integrità della protagonista; rimane soprattutto un personaggio maschile tra i più belli della letteratura dell'Ottocento e un finale tanto drammatico quanto ingiusto che ci ricorda che la vita è fatta proprio così: laddove certi personaggi ignobili o superficiali prosperano fino alla fine, mentre i nobili di cuore si sacrificano e soccombono alle beffe del destino...

Voto: 7,5

sabato 16 aprile 2016

Shirley



Nell'Inghilterra di inizio Ottocento tra guerre napoleoniche e proteste degli operai, seguiamo la vicenda di Robert Moore giovane proprietario di una fabbrica tessile desideroso di far prosperare la sua attività, ma schiacciato dai debiti e minacciato dai continui sabotaggi degli operai ridotti allo stremo. Per risolvere tutti i suoi problemi Robert dovrebbe sposare Shirley, la ricca e brillante ereditiera appena giunta al villaggio, però in realtà lui prova qualcosa per un'altra ragazza. Infatti la bella e dolce Caroline è innamorata di Robert ma non ha denaro e quindi il giovane industriale è consapevole di non poterla sposare, benché anche lui sia innamorato di lei. Intanto, Shirley - oltre a rifiutare la proposta di matrimonio di Robert - rifiuta diversi pretendenti perché nel suo cuore c'è spazio solo per un insegnante povero e di animo nobile, orgoglioso e leale: si tratta di Louis, il fratello di Robert. Dopo una serie di fraintendimenti, malattie, scontri, sofferenze e dubbi... ognuno dei protagonisti troverà la felicità!

Pubblicato nel 1849, Shirley è il romanzo di Charlotte Brontë che più di tutti affronta i temi sociali dell'epoca. Collocato più o meno nello Yorkshire del 1811, il libro intreccia i temi storici legati alle guerre napoleoniche (e le conseguenze sul continente europeo) alle questioni sociali sorte all'indomani della Rivoluzione industriale, che aveva cambiato nel corso di pochi decenni il sistema economico del Paese. Infatti, Robert Moore, di origine belga, si trasferisce in Inghilterra per far tornare all'antico splendore l'attività appartenuta alla sua famiglia, disposto a tutto pur di riuscirci. Purtroppo, però, Robert deve fare i conti con un contesto storico più che mai problematico dovuto alla guerra contro Napoleone che aveva portato il Regno Unito a dare vita ad un controblocco che impediva alle merci prodotte nelle fabbriche inglesi di essere vendute all'estero, così il giovane si ritrova nell'impossibilità di guadagnare per portare avanti la sua attività e sbarazzarsi dei debiti. Tale situazione è aggravata dal malcontento degli operai: stremati dalla povertà e dalla mancanza di lavoro. Così mentre Robert acquista macchinari sempre più avanzati per mandare avanti i lavori nella sua fabbrica, si diffonde il fenomeno del luddismo: movimento di protesta che porta gli operai a sabotare e distruggere i macchinari nelle fabbriche ritenuti la causa della imperante disoccupazione e povertà. Non disposto a farsi piegare e intimidire dalle minacce degli operai, Robert respinge diversi attacchi contro la sua fabbrica e finisce persino per essere ferito gravemente. In un frangente così drammatico tutti, tra industriali al limite del fallimento e operai poveri e disperati, cercano di combattere come possono per non arrendersi. Ed è in tale complicato contesto che si sviluppano le vicende dei personaggi, tutti animati da sentimenti e amori che il destino sembra non voler concretizzare. Caroline e Robert si amano, ma entrambi sono schiacciati dalle circostanze e consapevoli di questo, pur soffrendo (soprattutto la dolce Caroline che finirà per ammalarsi d'amore), sembrano quasi rassegnarsi all'inevitabile idea di non poter stare insieme; Caroline sa che lui sposerà Shirley e Robert sa che Shirley è la sua unica ancora di salvezza per evitare il fallimento. Ma Shirley, pur disposta a fare il necessario per aiutare il giovane, sa che lui non la ama e così lo rifiuta, consapevole che non è lui il suo lieto fine. La ricca e vivace ereditiera ama da tempo qualcun altro, non meno povero di Robert, ma che con le sue nobili qualità e il suo buonsenso si dimostra l'uomo ideale per Shirley: non è altri che Louis Moore, fratello di Robert. Louis è un giovane precettore povero e senza prospettive, però lungi dall'essere un cacciatore di dote ama sinceramente e con tutto il cuore Shirley e dopo anni di incomprensioni e fraintendimenti alla fine sarà lui a sposare l'ereditiera. Per fortuna la penna di Charlotte Brontë regala a ognuno il lieto fine: con il termine del controblocco Robert riesce finalmente a vendere le sue merci e a prosperare e inoltre, dopo le mille vicissitudini passate, comprende le ragioni degli operai e impara ad essere un imprenditore più giusto. Non solo: può finalmente coronare il suo sogno d'amore con Caroline (non senza vergognarsi di aver cercato di sposare Shirley, però!) e formare con lei quella coppia perfetta che fin dall'inizio del libro sapevamo essere. Mentre Shirley, dopo aver fatto prevalere la sua indipendenza e la sua libertà di scelta, può coronare il suo sogno d'amore con il serio e paziente Louis, coppia pronta a mettere a frutto la ricchezza per fare del bene alla comunità.
L'amore ai tempi della Rivoluzione industriale si trova spesso nella letteratura inglese dell'Ottocento, nei tanti mirabili capolavori dell'epoca (non a caso il tema della storia d'amore tormentata e della contrapposizione degli imprenditori e degli operai rimanda a Nord e Sud di Elizabeth Gaskell, amica e biografa di Charlotte), e in questo romanzo trova una efficace fusione con il contesto storico, politico, sociale e le vicende private dei personaggi della storia. Senz'altro Shirley è il romanzo di Charlotte Brontë più significativo per comprendere lo spaccato di un'epoca con le sue contraddizioni e problematiche; del resto, oltre all'affrontare le sopracitate tematiche, Shirley è anche interessante come riflessione sulla condizione della donna nell'Inghilterra di quegli anni: sia l'ereditiera sia Caroline riflettono a più riprese sul ruolo delle donne, sul non poter lavorare e sentirsi utili, sul non poter aspirare ad una vita indipendente e libera come quella degli uomini. Tali lucide riflessioni sono particolarmente significative se si considera che la Brontë era una donna della sua epoca e ancora non poteva prevedere quanto il ruolo della donna nella società sarebbe cambiato nel corso di oltre un secolo e mezzo.

Shirley si dimostra un bel romanzo perché coniuga perfettamente l'interessante spaccato storico alle tribolate ed emozionanti storie dei protagonisti: si comprende meglio un'epoca piena di problemi sociali (non così diversa da oggi) e ci si appassiona a due storie d'amore che sembrano non dover andare a buon fine se non dopo tante sofferenze.
Leggendolo si scopre anche una curiosità: in origine Shirley era un nome maschile! Proprio la scelta di Charlotte Brontë di chiamare così la protagonista del suo libro... ha fatto diventare da allora in poi Shirley un nome tipicamente femminile!

Voto: 7,5

giovedì 14 aprile 2016

Jane Eyre



Jane Eyre, eroina tra le più meravigliose della letteratura mondiale, ne deve passare di tutti i colori prima di ottenere il meritato lieto fine. Orfana, passa l'infanzia prima nella casa della perfida zia Mrs Reed e poi nella famigerata Lowood, in seguito da adulta trova lavoro presso la misteriosa Thornfield Hall e benché sia la scialba (secondo l'altrui opinione) istitutrice riesce a conquistare l'amore del tormentato Mr Rochester: ma prima di poter essere felice con il suo amato dovrà vedersela con gli spettri del passato di lui, con la moglie pazza rinchiusa in soffitta e con una serie ulteriori vicissitudini...

Pubblicato nel 1847, Jane Eyre è il romanzo più famoso di Charlotte Brontë. Una vera e propria pietra miliare della letteratura inglese e della letteratura mondiale tutta. Un romanzo di una forza, di una lucidità, di una potenza che a distanza di quasi centosettanta anni non smette di affascinare e appassionare. Jane Eyre è la povera, brutta e oscura protagonista della vicenda che non ammette di essere sminuita o derisa per le sue origini, ma rivendica il diritto alla dignità che le spetta in quanto essere umano. Nonostante le sofferenze e le umiliazioni, Jane non si lascia mai cambiare e riesce a rimanere fedele a se stessa e al suo cuore, senza mai avere la tentazione di cedere alla cattiveria. Così Jane è la degna eroina di questo romanzo fatto di luci e ombre (entrambe importanti) e riesce ad alternarsi, in quanto a chiaroscuri, con il protagonista maschile: quel Mr Rochester ricco e affascinante ma tormentato da dolorosi segreti che come fantasmi infestano la sua vita, il suo passato e la sua casa. Rochester, segnato da un matrimonio infelice con una sposa pazza, fugge da se stesso nella speranza di dimenticare... ma l'incontro con quell'oscura creatura indecifrabile che è Jane cambia per sempre la sua vita. Egli capisce di poter amare e di poter essere felice, anche se questo significa fingere che gli spettri non siano comunque presenti. E' tutto un gioco di ombre, di chiaroscuro, di luce e oscurità: Jane arriva da povera e oscura alla corte del ricco Rochester e lui è la luce in grado di salvarla dalle sue sofferenze... ma in seguito tutto si capovolge... perché poi è Rochester che si trasforma in oscurità - dopo l'abbandono di Jane e l'incendio che distrugge Thornfield Hall e lo ferisce gravemente - e a quel punto è il ritorno di Jane che riporta il sole nella grigia e disperata esistenza di lui. Dopo tormenti e vicissitudini, il coronamento dell'amore tra Jane e Rochester è l'unione della luce e dell'ombra: perché ognuno dei due arricchisce la vita dell'altro con quel bagaglio di gioie e dolori che in coppia di sopporta più facilmente.
Jane Eyre è luce e ombra, sofferenza e riscatto, pazzia e amore vero, lucidità e speranza. Una delle storie d'amore più belle di sempre, con personaggi tra i più belli di sempre, con emozioni e paesaggi meravigliosi e con tutto un immaginario (quello proprio delle sorelle Brontë) unico e indimenticabile.
Jane Eyre è un capolavoro, in poche parole!

lunedì 14 dicembre 2015

Emma



Emma Woodhouse, segni particolari: bella, ricca e con la passione per i matrimoni. Degli altri. Convinta di essere una versione Regency di Cupido, Emma impegna ogni sua energia per far convolare a giuste nozze tutti quelli che conosce. Però questo non vuol dire avere successo. Tra buoni propositi, fraintendimenti e sbagli colossali... alla fine Emma comprenderà di non poter decidere il destino delle persone, ma di dover imparare ad ascoltare il suo cuore...

L'eroina austeniana più invadente e testarda dimostra che la protagonista di un romanzo non deve essere per forza perfetta per essere apprezzata! Emma Woodhouse è irresistibile proprio per i suoi difetti che la rendono l'adorabile snob per antonomasia del mondo di Jane Austen.
Nel tentativo di portare a termine i suoi progetti finisce per mettere tutti (e mettersi lei stessa) nei guai, eppure non si può evitare di fare il tifo per lei! Anche se Zia Jane era convinta che Emma potesse essere simpatica soltanto a lei, in realtà ha dato vita a uno dei personaggi più riusciti della sua produzione, la quale ci ricorda da due secoli che dagli sbagli si può ricavare anche qualcosa di positivo... se si è disposti a riconoscerli. Così alla fine Emma riuscirà a risolvere tutti i guai che ha causato e grazie all'amore di Mr Knightley diventerà una donna migliore!

Questo è il primo libro che ho letto di Jane Austen e sarò sempre grata all'adorabile snob Emma Woodhouse per aver dato inizio alla mia felice "carriera" di janeite!



giovedì 26 giugno 2014

La sovrana lettrice



Nel tentativo di mettere fine alle intemperanze dei suoi pestiferi cagnolini, la regina Elisabetta scopre casualmente che nel cortile in cui affacciano le cucine di Buckingham Palace ogni mercoledì sosta una biblioteca circolante. Incuriosita dalla scoperta, più che altro dal fatto di non averne mai saputo niente, la regina entra nel camioncino e scopre che la biblioteca è regolarmente frequentata da un certo Norman, sguattero di cucina; più per dovere che per reale desiderio, la regina decide di prendere in prestito un libro. Quel libro le aprirà un mondo e le farà nascere la passione per la lettura! Ben presto la fissazione per la lettura - sempre più bruciante e difficile da tenere a bada - porta Elisabetta a trascurare gli impegni ufficiali, ad esserne sempre più insofferente e ad anelare i momenti di quiete da dedicare ai suoi amati libri. Ormai la regina non parla d'altro, nasconde i volumi nella borsetta per averli sempre a portata di mano in ogni momento e inoltre ha preteso che Norman diventasse paggio così da esserle vicino come consigliere delle sue letture. A Corte e a Downing Street la recente passione letteraria della regina ha portato lo scompiglio, il segretario di sua maestà e il primo ministro non sanno più che fare, il principe Filippo scuote il capo con sgomento e tutti cercano di boicottare il nuovo passatempo preferito della regina, nella speranza di farla tornare alla normalità. Ma Elisabetta non ha alcuna intenzione di mettere da parte il suo nuovo hobby... anzi, inizia a pensare che dovrebbe addirittura cimentarsi lei stessa con la scrittura...

Divertente libriccino ad opera del celebrato commediografo Alan Bennett, La sovrana lettrice ci porta all'interno delle stanze di Buckingham Palace, tra sale riccamente decorate e ritratti antichi, dove la routine della Monarchia più famosa del mondo viene letteralmente sconvolta da una passione solo apparentemente innocua, ma che dal punto di vista dei non appassionati ha la portata di un evento catastrofico e irrazionale capace addirittura di minare la stabilità della Corona! Tanto e tale è l'allarme che invade segretari, ministri e valletti nel constatare l'ardore della regina nei confronti della lettura che sempre più l'assorbe e l'allontana dalla vita pubblica e dalle incombenze del suo ruolo.
Indubbiamente, lo spirito corrosivo e lo humour british di Alan Bennett, nel presentare una situazione talmente assurda da non poter essere altro se non un divertente racconto di fantasia, rendono questo breve romanzo una lettura di evasione molto piacevole e spiritosa sulle stranezze di una regina che nelle vesti di sovrana lettrice ne esce in una dimensione più umana e vicina a noi comuni mortali, in cui anche sua maestà ha il suo bel daffare per affermare le sue passioni! Ma al di là di questo, credo che La sovrana lettrice sia anche una metafora del come sia vista la lettura e i lettori nella nostra società: infatti spesso e volentieri chi ama i libri viene guardato con sospetto, come fosse un nerd, un perdente che non ha niente di meglio da fare che sprofondare nei libri come un topo da biblioteca; chi non è avvezzo a questa passione non riesce, effettivamente, a comprendere chi ce l'ha ed è portato a giudicare e a deridere i lettori senza porsi il dubbio se non sia lui ad essere in errore nel non voler riconoscere i valori, l'arricchimento e gli insegnamenti che i libri possono veicolare nella vita di un individuo. Perciò la regina Elisabetta che viene guardata con sospetto dai suoi quando si appassiona alla lettura è un po' il simbolo (ironico) di una condizione che nella realtà viene vissuta dagli accaniti lettori, il più delle volte incompresi e vituperati. Forse, allora, Alan Bennett con La sovrana lettrice ci suggerisce di non aver paura di manifestare il nostro amore per i libri ma di andarne fieri, perché se viene criticata addirittura sua maestà... beh, questo vuol dire che non siamo soli e lo sconcerto provocato dalla nostra passione non deve scoraggiarci ma piuttosto deve spingerci ad essere orgogliosi di essere lettori!
La sovrana lettrice è un libriccino veramente delizioso, pieno dell'immancabile humour inglese, che consiglio assolutamente di leggere!

Voto: 7,5

sabato 7 giugno 2014

Il linguaggio segreto dei fiori



Victoria ha avuto una vita difficile: abbandonata alla nascita, è saltata da una famiglia affidataria all'altra; quando sembrava aver trovato in Elizabeth una vera madre, però, un suo terribile errore l'ha separata da lei... condannandola a vivere in una comunità fino alla maggiore età. Compiuti 18 anni, con pochi dollari in tasca e nessuna prospettiva per il futuro, Victoria si ritrova ad affrontare il vasto mondo decisa a non fidarsi di nessuno se non dei suoi amati fiori, il cui linguaggio segreto le è stato svelato tanto tempo prima proprio da Elizabeth. Dopo un periodo vissuto da senzatetto, trova lavoro come aiutante di una fioraia russa di San Francisco e l'incontro con un misterioso ragazzo, che sembra conoscere il suo passato, forse riuscirà a scioglierle il cuore e a insegnarle ad avere di nuovo fiducia nella vita e nelle persone.

Caso editoriale ancora prima di essere pubblicato, Il linguaggio segreto dei fiori di Vanessa Diffenbaugh ci racconta con delicatezza e partecipata emozione di chi sa di cosa sta parlando la vicenda di Victoria che, senza famiglia e affetti, è cresciuta in ribellione nei confronti di un mondo da cui non si è mai sentita accettata e che ha deciso di tenere fuori dal suo cuore, solitaria come la rosa bianca e diffidente come la lavanda, Victoria solo nei fiori e nel loro magico linguaggio segreto è riuscita a trovare conforto e soddisfazione. La Diffenbaugh ha accolto molti ragazzi in affidamento e attraverso la storia di Victoria ha voluto raccontare la sua esperienza di madre affidataria con tutte le gioie e le difficoltà di accogliere ragazzi dal passato difficile; attraverso il romanzo critica, nemmeno troppo velatamente, il sistema affidatario americano che non si fa scrupoli nel relegare i ragazzi nelle comunità e poi di lasciarli allo sbaraglio senza alcuna prospettiva futura una volta compiuti i 18 anni. Un sistema che sembra vedere quei ragazzi più come numeri di cui disfarsi alla svelta, piuttosto che come persone vissute senza amore che dovrebbero essere guidate e aiutate ad inserirsi nella società nel miglior modo possibile. La ribellione e diffidenza di Victoria è la diffidenza di tutti quei ragazzi abbandonati a loro stessi che non hanno e non possono avere fiducia in una istituzione che non si cura fino in fondo di loro. Questa tematica è abbastanza inedita nel mondo della narrativa e il fatto che la Diffenbaugh ne racconti nel suo romanzo è utile per approfondirla e rendersi conto di quanto si può e si deve fare per aiutare chi non ha avuto la fortuna di avere una famiglia che lo ama.
Questo romanzo, ovviamente, ci porta anche alla scoperta del mondo dei fiori e del suo linguaggio, un linguaggio codificato in epoca vittoriana che ha attribuito ad ogni fiore il suo significato e il potere di comunicare un messaggio ogni volta diverso. Attraverso l'esperienza di Victoria, che conosce il significato di ogni fiore e ben presto diventa una star per i suoi clienti che nei suoi mazzi di fiori pregni di significati trovano l'incantesimo in grado di cambiare la loro vita, anche noi ci avviciniamo a questo mondo affascinante e magico, vestigia di un'epoca romantica e cortese. Finito il romanzo viene davvero voglia di cominciare a comunicare i nostri sentimenti attraverso i fiori!
Il linguaggio segreto dei fiori è un romanzo delicato e forte, sul coraggio di aprire il proprio cuore al mondo nonostante le sofferenze passate, è un romanzo sulla necessità di perdonare gli errori passati, un romanzo sulla forza di smettere di fuggire e affrontare la vita, un romanzo sulla possibilità di ricominciare da capo in qualsiasi momento, un romanzo sulla storia che ogni fiore può raccontare...

Voto: 7,5

lunedì 5 maggio 2014

Mansfield Park



Fanny Price, parente povera dei Bertram, viene accolta ancora bambina da Sir Thomas e Lady Bertram; cresce così nella magnificenza di Mansfield Park. Timida e giudiziosa, trova nel cugino Edmund amicizia e sostegno, il solo che sappia trattarla da pari a pari. Quando il caos esterno irromperà nella pace di Mansfield, rischiando di far smarrire la retta via ai suoi abitanti, sarà la fermezza e lungimiranza di Fanny a salvare la baracca...

Mansfield Park è il romanzo più "difficile" di Jane Austen, probabilmente è il meno apprezzato. Fondamentalmente questo poco amore nasce dal fatto che Mansfield Park non è né Orgoglio e pregiudizio, né Ragione e sentimento o Persuasione: ossia non presenta personaggi affascinanti per cui tifare, non ha una storia d'amore da batticuore e non fa sognare. Ma l'errore di chi si avvicina a Mansfield Park, e non lo ama deluso dal fatto che non sia un Orgoglio e pregiudizio, è proprio quello di ritenere Mansfield Park brutto proprio perché non ci sono delle Lizzy e dei Darcy tra le sue pagine. Mansfield Park non è come gli altri romanzi di Jane, questo è lampante. E sicuramente Jane non voleva che lo fosse. Mansfield Park nemmeno sembra un romanzo austeniano tanto è diverso dalla produzione tradizionale di Jane. In questo romanzo saltano agli occhi particolarmente alcune diversità. Ad esempio, lo stile narrativo a tratti brutale, uno stile che svela intenzioni poco onorevoli o elementi controversi senza cercare di alleggerire i toni; infatti, la proverbiale ironia austeniana è quasi del tutto assente, questo perché la negatività dei personaggi deve essere mostrata senza filtri ma così com'è, anche se è una scomoda verità. Negli altri romanzi ci sono personaggi negativi ma attraverso l'ironia Jane riesce a sdrammatizzare anche le situazioni peggiori, in Mansfield Park non si poteva fare lo stesso: era necessario raccontare ogni cosa così com'è... anche se si tratta di situazioni e personaggi poco piacevoli. E allora Jane racconta della meschinità di Mrs Norris, di Maria o Mary Crawford senza perdersi in inutili abbellimenti, che sarebbero solo deleteri e sbagliati.
Un'altra diversità che appare evidente in Mansfield Park è che la protagonista Fanny Price rispetto alle sue "colleghe" è un personaggio molto defilato nella storia, un personaggio che resta sempre sullo sfondo, che si confonde... tutto ciò in favore di una storia corale che ci presenta molti personaggi con personalità assai differenti. Questo perché Mansfield è un mondo a sé, un mondo da raccontare nella sua complessità, un mondo animato da personaggi diversi ai quali dare risalto per giungere, infine, ad un impietoso giudizio su questa umanità alla deriva. Mansfield Park è la metafora dell'umanità, umanità spesso meschina e autolesionista, e Fanny è l'elemento dissonante, l'aliena che osserva impietosamente, dal di fuori, tale deriva morale. Questo è Mansfield Park: lo sguardo più profondo e disincantato di Jane rispetto al mondo, un mondo ahilei - ahinoi - votato alla superficialità e meschinità alle quali nulla (forse) può porre rimedio. E' dura accettarlo ma è così.
Per questo Mansfield Park è il romanzo meno amato di Jane e per questo è probabilmente il suo capolavoro. La storia d'amore tra Fanny e Edmund è praticamente inesistente, non c'è nulla e nessuno a cui appassionarsi, ma Jane ci suggerisce di andare oltre la mera storia d'amore: oltre per riconoscere i mali della (nostra) società... e forse provare a non essere così...
Del resto, un altro primato di Mansfield Park è che rappresenta tra le sue pagine forse i due personaggi più negativi di tutta la produzione austeniana: Mrs Norris - egoista e ipocrita - e Mary Crawford - superficiale e falsa.

Nel rileggere Mansfield Park dopo tanti anni mi sono stupita di trovare un romanzo molto più maturo di quanto ricordassi, un romanzo scomodo, sì, ma ricco di luci e ombre e spunti di riflessione. Romanzo unico nella produzione austeniana, è un romanzo da (ri)leggere con il giusto approccio e i giusti presupposti per poterlo comprendere e apprezzare. Non va letto pensando di avere tra le mani Orgoglio e pregiudizio, Ragione e sentimento o Persuasione, ma va letto per ciò che è veramente: Mansfield Park.



sabato 26 aprile 2014

La strana giornata di Alexandre Dumas



Alexandre Dumas padre, nella speranza di fare luce sulle sue future glorie letterarie, si rivolge ad una astrologa per farsi fare l'oroscopo per l'anno nuovo, il 1844. L'astrologa di cui sopra, un'eccentrica quanto loquace anziana signora, si rivelerà essere nientemeno che la donna di cui tutta Parigi parla da vent'anni: Maria Stella Petronilla de Joinville. L'anziana intende fare l'impossibile per convincere Dumas ad ascoltare la storia della sua vita (e magari scriverne); infatti, Maria Stella sostiene di essere la figlia del duca d'Orléans, la quale alla nascita, in quanto femmina, venne scambiata con il figlio maschio di gente umile: così lei è cresciuta lontana dal suo vero ambiente privilegiato, mentre lui è diventato Luigi Filippo re dei francesi. Dumas si ritrova dunque ad ascoltare, suo malgrado, una storia che non lo convince fino in fondo... e quella per lui si trasformerà in una giornata molto lunga...

Secondo romanzo di Rita Charbonnier, già autrice de La sorella di Mozart, appena ripubblicato in formato ebook, La strana giornata di Alexandre Dumas si basa su un personaggio realmente esistito tra la fine del '700 e l'inizio dell'800. La cosiddetta "leggenda di Maria Stella" riguarda il caso di un presunto scambio di neonati avvenuto a Modigliana, un piccolo paese della Romagna, nel 1773: si dice che il duca d'Orléans vi giunse sotto falso nome e in ansia all'idea di non avere un erede maschio dalla moglie incinta, cosa che gli sarebbe costato la perdita del suo patrimonio, nelle ore successive al parto accettò di scambiare la figlia appena nata con il figlio maschio partorito in quelle stesse ore da una domestica sposata con un guardiano delle carceri; questo portò la bambina ad essere privata della sua vera vita privilegiata e il bambino di umili origini ad essere elevato sul trono di Francia nel 1830. Secondo i fatti documentati, Maria Stella scoprì solo in età adulta, alla morte del padre, la verità sulle sue origini e da quel giorno ingaggiò una dura battaglia legale, sia in Italia sia in Francia, affinché le venissero riconosciuti i suoi nobili natali. A suo tempo questo caso destò molto scalpore, anche perché Maria Stella lottò duramente per far valere le sue ragioni, benché Luigi Filippo si fosse adoperato per smentire e mettere a tacere lo scandalo. Non si sa con certezza quale sia la verità: quasi certamente Maria Stella in effetti non era la vera figlia dei due zoticoni italiani che l'allevarono, ma non ci sono prove che i suoi veri genitori fossero davvero gli Orléans. Non ci resta che la sua parola e un'epoca, il '700, fatta di intrighi e inganni in cui l'impossibile era più che possibile...

La bizzarra giornata che vive Dumas in casa della finta astrologa ci porta alla scoperta di una donna eccentrica, dal fine ingegno, esuberante e disposta a tutto pur di far valere le proprie ragioni. Maria Stella ci racconta la sua infanzia segnata da inquietudini, momenti di smarrimento e la dolorosa (e profetica) sensazione di essere un'aliena nella sua famiglia; ci narra del difficile rapporto con la madre, ci parla dei suoi mariti e della scoperta che ha cambiato la sua vita. Racconta tutto con accuratezza e puntualità. A tratti sembra persino affascinare Dumas... ma quel suo racconto fatto di avventure e colpi di scena piazzati al momento giusto... pare troppo romanzesco per essere vero; e allora Dumas (e il lettore con lui) non può non domandarsi chi sia realmente Maria Stella de Joinville. La rampolla di una nobile casata defraudata alla nascita del suo rango? Un'avventuriera in cerca di fama e clamore? Una pazza? Potrebbe essere tutto e niente... magari la verità sfugge persino a lei... eppure, nell'ascoltare il suo racconto non possiamo evitare di convincerci del fatto che non si tratta (solo) di un'avventuriera: ma di qualcosa che va oltre il mero calcolo. Maria Stella de Joinville è soprattutto una donna smarrita che per tutta la vita ha cercato se stessa e la sua ostinazione è l'ostinazione di chi cerca disperatamente la propria identità. Forse le sue teorie sono folli, ma il bisogno di trovare se stessa valeva comunque il viaggio, alla fine.

La strana giornata di Alexandre Dumas è un ottimo romanzo storico, in grado di narrare la vicenda di un personaggio fuori dal comune e di ricostruire in maniera efficace un'epoca. Maggiormente appassionanti sono l'inizio e la fine del romanzo, ossia la rievocazione della rocambolesca nascita di Maria Stella e la battaglia per rivendicare i suoi diritti. Il solo difetto è che il tema del "changeling", dei bimbi scambiati/abbandonati, ricorre fin troppo spesso, in svariate forme, nel corso del romanzo, quasi a voler perorare di continuo la causa della protagonista e questo alla lunga diventa un po' forzato. A parte questo dettaglio, l'autrice ci porta alla scoperta di un mondo distante e suggestivo.

Il più grande pregio dell'opera di Rita Charbonnier, così come era stato per La sorella di Mozart, è quello di riportare alla luce le vicende di straordinari personaggi femminili poco conosciuti ai più; dunque, dopo Nannerl Mozart, è Maria Stella ad essere stata (ri)scoperta grazie al suo lavoro. C'è da confidare nella speranza che possa in futuro riportare a galla la vita di altre donne ingiustamente dimenticate dalla storia.

Colgo l'occasione per ringraziare Rita Charbonnier di avermi dato la possibilità (dopo aver letto e apprezzato la mia recensione de La sorella di Mozart) di leggere in anteprima l'ebook del suo romanzo!

Voto: 7

martedì 17 dicembre 2013

Un'amicizia pericolosa



NY, anni '20. Rose lavora come dattilografa alla centrale di polizia di Manhattan, orfana e cresciuta in un istituto di suore, è ligia al dovere e vive una vita senza scossoni. Le cose cambiano quando alla Centrale arriva la nuova dattilografa: la conturbante, enigmatica e anticonformista Odalie, che non ha paura di fumare in pubblico e porta i capelli a caschetto; Rose, da subito affascinata da lei, ne diventa velocemente la migliore amica e Odalie non tarderà a coinvolgerla nei suoi intrallazzi e nelle sue attività ben poco lecite... Finché un terribile segreto del passato e un tragico evento non finiranno per cambiare le carte in tavola...

Acclamato romanzo d'esordio di Suzanne Rindell, Un'amicizia pericolosa ci riporta nella New York gatsbyana tra Proibizionismo e voglia di trasgressione, in cui la gente stanca delle impolverate regole del passato non aspettava altro che lanciarsi in quel vortice di folle illegalità e anticonformismo che era la società dei ruggenti anni Venti. Così l'illegalità e la giustizia si contrapponevano a tal punto... da finire per collimare: perché una società alla deriva come quella degli anni '20 non poteva che mostrare due facce fin troppo simili della stessa medaglia.
In questo contesto si dipana la storia che ci viene raccontata dalla stessa Rose, voce narrante e protagonista di questa vicenda dai contorni labili, in cui confondersi è più che mai facile. Infatti, Rose ci racconta fin dall'inizio la sua versione, a modo suo... ma pian piano, via via che la storia viene narrata, tutto cambia e non si sa più se dare credito alla sua storia, non si sa se la sua versione sia quella vera. Rose potrebbe averci mentito fin dall'inizio. Sì, perché il precipitare degli eventi porta il lettore a dubitare della voce narrante e a chiedersi se ci stia raccontando la verità, il dubbio si insinua dal momento che non riesci a stabilire se Rose sia l'innocente vittima, se nella sua follia abbia perso contatto con la realtà e non sappia più riconoscerla o se è lei la perfida mente machiavellica che ha tessuto la trama criminale. Verso la fine del romanzo per noi lettori diventa tutto confuso e difficile da districare, tutte le certezze accumulate fino a quel momento crollano ed è impossibile capire chi sia la vittima e chi sia il carnefice, se Odalie o Rose.
Il finale del romanzo è davvero geniale perché riesce a confonderti e a lasciarti col dubbio, con mille domande irrisolte su quale sia la verità: lo spiazzante colpo di scena finale continua a tormentarti anche dopo la fine del libro. Ancora oggi, dopo averlo finito ormai da un po', non saprei dire quale sia la verità... e se la versione di Rose sia dettata da follia o da astuto calcolo.
Un'amicizia pericolosa è un romanzo che dopo un inizio lento e senza scossoni regala una seconda parte piena di colpi di scena e un totale ribaltamento che lascia senza parole. La prima parte è lenta perché lo stile narrativo è un po' macchinoso e cerebrale e più che un romanzo sembra scritto come se fosse un verbale; inoltre, Rose è spesso e volentieri una voce narrante auto-compiaciuta che nel sottolineare quanto lei sia ligia al dovere e perfettina finisce per risultare a tratti insopportabile. Sono essenzialmente questi i due unici difetti di un romanzo che per gli altri aspetti ci propone una storia avvincente che sulla falsariga del Grande Gatsby (che l'autrice omaggia in un paio di momenti) getta una nuova luce su quello scorcio folle e senza limiti che è stata l'America degli anni '20, in cui ogni valore era perduto e non si poteva fare nient'altro che correre verso una sicura distruzione.

Sembra che da questo romanzo verrà presto tratto un film prodotto e interpretato da Keira Knightley, ed è tanta la curiosità di vedere come sarà raccontata sul grande schermo l'intricata vicenda di Rose e Odalie.

Un'amicizia pericolosa è un libro appassionante, un libro in grado di mettere alla prova le certezze del lettore che si ritrova a dubitare persino di se stesso... nel tentativo di dare forma alla verità, una verità che finisce immancabilmente per sfuggire... ma che lascia la sensazione di aver letto un romanzo bellissimo!

Voto: 8

Autrice: Suzanne Rindell
Titolo: Un'amicizia pericolosa
Editore: Nord

sabato 12 gennaio 2013

Orgoglio e pregiudizio: la mia recensione!




E' verità universalmente riconosciuta che Orgoglio e pregiudizio sia un capolavoro inarrivabile della letteratura mondiale. Per quanto poco si conoscano i gusti e le differenti attitudini di ciascun lettore di ogni latitudine... tale verità è così radicata nella storia della letteratura che nessuno si sente in animo di dubitarne!

Mi sono permessa di giocare col famosissimo incipit del romanzo per sottolineare ancora una volta la meraviglia del genio di una mente (e di una penna) eletta come quella di Jane Austen; e del suo racconto vecchio di 200 anni ma incredibilmente moderno che ci regala, ancora prima di una storia d'amore memorabile, il ritratto di signora più prezioso della letteratura britannica (e non): Elizabeth, ragazza emancipata, intelligente, libera che dimostra di poter essere al pari di un uomo e che non accetta di essere un grazioso pezzo di arredamento, come si pretendeva fossero le donne all'epoca. Io la considero una femminista ante litteram e per questo l'ammiro così tanto!

Inghilterra di fine Settecento, campagna inglese: le avventure/disavventure delle sorelle Bennet all'inseguimento dell'amore della vita, tra balli, amicizie, ufficiali, maldicenze, incomprensioni, differenze di classe, orgoglio e pregiudizio. Elizabeth Bennet è la protagonista: fanciulla intrepida, sagace e ironica, eroina indiscussa di questa vicenda e apripista di una lunga serie di protagoniste della storia della letteratura mondiale forti, decise e padrone del proprio destino e incapaci di lasciarsi trascinare dagli eventi. Incontra/scontra, rincontra/scontra ancora e alla fine cede all'inevitabilità dell'amore per Mr Darcy, prototipo dell'arroganza e dell'orgoglio della classe sociale privilegiata dell'epoca nei confronti delle classi inferiori; orgoglio contrapposto al pregiudizio della stessa Elizabeth a causa della ricchezza e snobismo di lui. Amore e odio e infine amore per due personaggi che sembrano essere lontanissimi di primo acchito, ma che nella semplicità del loro sentimento si scoprono anime gemelle.

Un libro indimenticabile. Il capolavoro di Jane Austen: lo scrittore britannico più venduto al mondo dopo Shakespeare!