E' verità universalmente riconosciuta che una fan di Jane Austen desideri diventare come un'eroina dei suoi romanzi!

lunedì 28 febbraio 2011

And the Oscar goes to... 2011

Gli Oscar è uno dei due appuntamenti che aspetto con più trepidazione ogni anno (l'altro è il premio Nobel per la letteratura) e già da ieri mi era salita la febbre per la curiosità di conoscere i risultati!!! Beh, risultati veramente entusiasmanti! Mai come quest'anno sono soddisfatta dei premi assegnati! Il discorso del re è il grande vincitore della serata con 4 statuette: miglior film, miglior regia, miglior attore protagonista e miglior sceneggiatura originale. Come sapete, ho amato moltissimo questo film, amo il cinema inglese, la vecchia, cara Inghilterra e i film in costume e la storia di Giorgio VI mi è rimasta nel cuore! Sono esultante per Colin Firth straordinario in questo ruolo, un attore che merita un riconoscimento così importante perché la sua carriera va sempre più in crescendo! Sono contenta per la vittoria di Christian Bale come attore non protagonista per The fighter, Christian è uno dei miei attori preferiti, bello e bravo... e bono!!!! Sono contenta per la splendida Natalie Portman e il suo premio di migliore attrice, bravissima nel ruolo di Nina ne Il cigno nero e bellissima col suo pancione (altra attrice in dolce attesa a vincere l'Oscar dopo Meryl Streep, Catherine Zeta-Jones, Rachel Weisz e Cate Blanchett).

The social network, che era il rivale più forte de Il discorso del re, ha vinto tre premi: Sceneggiatura non originale, colonna sonora e montaggio; nessun premio invece per Il grinta dei fratelli Coen. Oscar al miglior film d'animazione a Toy Story 3 e miglior film straniero è In un mondo migliore della danese Susanne Bier.

Insomma, sono davvero soddisfatta quest'anno! Tre dei miei attori preferiti hanno vinto e ha vinto un film che ho amato tantissimo!

Qui potete leggere la lista completa dei vincitori.

E ora vediamo qualche bella immagine della grande serata!











Il grande protagonista della serata, il miglior film: Il discorso del re!










Lo straordinario, affascinante, elegante, meraviglioso Re Colin!!!











La bellissima Natalie Portman con un abito stupendo, del mio colore preferito!





Sotto potete vedere una bellissima locandina de Il cigno nero! Ecco una mia breve recensione del film.

A tratti horror, a tratti disturbante, a tratti eccessivo, Il cigno nero racconta di una fragile ballerina che, scelta per interpretare il ruolo da protagonista ne Il lago dei cigni, per raggiungere la perfezione, e poter impersonare bene sia il cigno bianco sia il cigno nero, finisce per rimanere vittima delle proprie ossessioni. La Natalie-cigno nero vale praticamente l'Oscar, e per gran parte del film è lei a ballare. Non ho mai visto un balletto, ma sono rimasta colpita da questo Lago dei cigni e devo ammettere che sul finale mi sono persino commossa, alla morte di Odette. Non penso che sia un film completamente riuscito, tuttavia considerando che io non amo i film disturbanti, questo Cigno nero mi è piaciuto.

Voto: 7--

Link: trailer










Christian Bale in posa con Reese Witherspoon... sembra che il suo look non sia molto migliorato dalla notte dei Golden Globe! Quindi spero sempre di più che sia legato ad un ruolo che sta interpretando... perché così conciato proprio non mi piace!!!






Melissa Leo miglior attrice non protagonista per The fighter







Ed ecco tutti i nostri beniamini in una bellissima foto di gruppo!






E infine Tom Hooper premiato per la regia de Il discorso del re!

domenica 27 febbraio 2011

La Bella e la Bestia - Il Musical - 16 La Bella e la Bestia



Sedicesimo appuntamento col musical de La bella e la bestia! Questo è il celebre tema musicale! Buon ascolto!

giovedì 24 febbraio 2011

Dal diario di Adèle H.

Nel post precedente vi ho parlato del film di Truffaut Adèle H., una storia d'amore, un film struggente e forse poco conosciuto del regista francese e che deve essere assolutamente riscoperto. Come detto in precedenza, la storia di Adèle Hugo è autentica e il film è tratto dai suoi diari ritrovati nel 1955. In questo post ho deciso di scrivere quelli che ritengo essere i passaggi più toccanti del film, le frasi scritte da Adèle che mi sono rimaste più impresse.





"Albert, amore mio, la nostra separazione mi ha distrutto, dalla tua partenza ho pensato ogni giorno a te, sapevo che anche tu soffrivi. Io non ho ricevuto le lettere che mi hai scritto e posso quindi immaginare che nemmeno a te siano mai arrivate le mie, però io adesso sono qui, Albert, sulla stessa sponda dell'oceano su cui sei tu. Tutto ricomincerà come prima, so che presto le tue braccia si stringeranno intorno a me, sono nella stessa città dove sei tu, Albert, io ti aspetto, ti amo, tua Adèle."







"Io non ho più gelosia, non ho più orgoglio, ho superato l'orgoglio, ma non potendo avere il sorriso dell'amore mi condanno alla sua smorfia."




"Per te ho calpestato tutto, ho abbandonato tutto."



"Quella cosa incredibile da farsi per una ragazza, attraversare il mare e passare dal vecchio mondo al nuovo per raggiungere il suo amante, quella cosa io la farò."





Ripeto, questo è un film da riscoprire! Lo consiglio caldamente!

martedì 22 febbraio 2011

Adèle H., una triste storia d'amore

La storia di Adèle H. è vera




Adèle H è un film del 1975 diretto da Truffaut con Isabelle Adjani.
Adèle s'innamora senza speranza di un belloccio e poco raccomandabile tenente britannico, Pinson, e per inseguire il suo sogno d'amore attraverserà l'oceano, giungendo dapprima ad Halifax, poi anche a Barbados; ripetutamente respinta dall'uomo che l'aveva illusa, Adèle scivolerà nel baratro della follia.
Adèle è il simbolo dell'amore che diviene malattia, ossessione, pazzia; nonostante l'evidenza dell'indifferenza dell'uomo che brama, lei tenta in tutti i modi di averlo al suo fianco: affronta, da sola, un viaggio oceanico, spia Pinson, si traveste da uomo pur di seguirlo laddove da donna non potrebbe, cerca di screditarlo, di ricattarlo, le prova tutte pur di farsi amare... o più propriamente, di ottenere da lui quella che sarebbe una parvenza, una parodia di amore, assolutamente senza anima. Adèle è in fuga da un'identità dalla quale vuole fuggire, da un padre ingombrante, e desidera cambiare la sua identità abbracciando quella che potrebbe darle il matrimonio con Pinson, rinascere a nuova identità per non essere più quella che non vuole essere. Sì, perché Adèle si chiama Hugo di cognome, e il di lei padre è quel Victor tanto celebre in Francia e in tutto il mondo, lodato come uno dei più grandi geni della letteratura.
Il film è tratto dai diari autentici di Adèle Hugo ritrovati nel 1955. Ciò che viene narrato nella pellicola è tutto vero: Adèle inseguì invano un amore inesistente e impazzì, fu rinchiusa in una casa di salute mentale dove finì i suoi giorni; è stata la sola tra i figli di Hugo a sopravvivere al padre.
Come detto, questa pellicola indaga sulla parte malata dell'amore, quella parte che da illusione diventa ossessione sino alle più drammatiche conseguenze; certi amori esistono e danno spunto per riflettere sul senso di tale sentimento, sul suo valore e se sia giusto autodistruggersi per esso: non è forse meglio vivere senza, piuttosto che distruggersi pur di ottenerlo? L'amore che non ti dà gioia ma diventa solo buio tormento... va tenuto lontano, anche a costo di soffrire doppiamente, perché non è vero amore ma solo la tragica maschera di un sentimento che dovrebbe essere dolce e sublime, e non può e non deve recare dolore. La triste parabola di follia della povera Adèle insegna a non aver paura di cercare la felicità lontano da un sentimento sbagliato, perché il coraggio di dire addio e ricominciare è il più grande che ci sia.
Film intimista e "in bianco e nero a colori" secondo il desiderio di Truffaut, è sostenuto dall'incredibile bravura di una giovanissima Isabelle Adjani, capace di trasmettere tutto il tormento distruttivo che agita la sfortunata Adèle.
Film bellissimo e commovente, lo consiglio!
Voto: 8
Link: trailer

domenica 20 febbraio 2011

La solitudine di una duchessa


La duchessa è un film bellissimo che mi scuote sempre ad ogni visione, tratta tematiche che non possono lasciarmi indifferente. La vicenda racconta di Lady Georgiana Spencer (antenata di Lady Diana), Duchessa del Devonshire: sposata all'omonimo Duca, ebbe una vita perlopiù infelice, fu costretta a sopportare la relazione del marito con la sua migliore amica, fu separata dall'uomo che amava e dalla figlia avuta da lui e morì a soli 49 anni. Personaggio anticonformista e dalla grande personalità, Georgiana è passata alla Storia per il suo impegno politico e per il suo abbigliamento originale e trasgressivo (tanto da meritare il titolo di Imperatrice della moda). Questo è un film "sincero" perché illustra e racconta senza troppi giri di parole quale fosse la (difficile) condizione della donna nel Settecento, soprattutto quale fosse il suo "ruolo" nella società, cosa ci si aspettasse da lei, insomma. Concepire figli maschi che potessero ereditare le fortune di famiglia ed essere sottomessa alla volontà del marito. Colpisce il fatto che il film non abbia cercato di dissimulare quelli che sono i dettagli più scomodi: mostrando invece chiaramente che all'epoca la cosa peggiore che potesse capitarti era nascere donna (specie di nobili natali). Di solito nei film la "questione femminile" viene sempre semmai menzionata brevemente... è qualcosa che serpeggia, qualcosa di cui siamo consapevoli e, per questo, non viene sottolineata se non in piccoli dettagli funzionali alla storia raccontata; mentre ne La duchessa viene raccontato tutto con estrema franchezza.
Fa riflettere quale fosse la mentalità del tempo quando in alcuni momenti chiave si affrontano tematiche "scottanti": come quando Georgiana parla di politica e della questione dell'estensione del diritto di voto a "parte della popolazione maschile" e l'interlocutore si sconvolge all'idea che tale estensione possa riguardare tutta la popolazione maschile; con tali premesse il suffragio universale, con le donne comprese, era lontano e fantascientifico. Georgiana attira su di sé il biasimo del Duca perché non riesce a mettere al mondo il sospirato erede maschio, ma una bambina che arriva a definire un "incidente" e che degnerà appena di uno sguardo.
Quando Georgiana s'innamora di un giovane rampante politico, Charles Grey, viene obbligata dal marito a rompere la relazione, pena l'allontanamento dai figli, e ad abbandonare la figlia avuta da Grey; laddove l'amante del Duca, Lady Foster, viveva in casa loro e "sua grazia" non sentiva il minimo bisogno di nascondere la cosa, questo è un interno borghese abbastanza tipico dell'epoca: agli uomini erano concessi vizi e amanti, alle donne solo l'onta e il biasimo.
Credo che il senso del film (e di un'epoca) sia sintetizzato perfettamente nelle parole che Georgiana pronuncia la notte di nozze, quando il Duca si lamenta che gli abiti femminili sono complicati: "E' solo il modo che abbiamo di esprimerci, voi avete innumerevoli modi di esprimervi, invece noi dobbiamo limitarci ai nostri cappelli e vestiti". E' la verità. Le donne non erano che pedine inermi nello scacchiere degli interessi maschili. Perciò cosa rimaneva alle donne se non di rifugiarsi nei pizzi, nelle parrucche e nei merletti per sfuggire ad una vita senza sostanza?
Voto: 8,5
Link: trailer

sabato 19 febbraio 2011

mercoledì 16 febbraio 2011

Una poesia e una canzone... by me!!!

Siccome questa è la settimana di Sanremo, ho pensato di farvi ascoltare una canzone. Una canzone molto particolare per me... perché io sono l'autrice del testo! Un testo che nasce da una poesia che ho scritto nel 2008, in un momento particolare della mia vita; si tratta della poesia a cui sono più legata.



Come Elizabeth
Mi sembrava giusto lasciarmi il tramonto pastello alle spalle.
Ho tracciato un percorso di passi mai calpestati.
Ho passeggiato nel prato avvolto dall'ombra,
una quiete irreale, accarezzata dal mondo inquieto del mio cuore.
Mi sono sentita come Elizabeth... ma io non sono lei.
Io rassomiglio a me stessa, sono una creatura della mia stessa penna.
Ho passeggiato in solitaria nel giardino,
tra il vecchio, avvizzito ciliegio e gli ulivi;
rannicchiata nella mia giacchetta...
simile a un abbraccio simulato.
Ho camminato in cerchio alcuni tristi minuti
constatando compiaciuta e commossa la mia solitudine.
Il cuore ha gridato, ma a chi importa?
Ho perso il mio sentiero di passi immaginari tra le foglie;
la stagione è al crepuscolo.
Tu sei distante una vita intera da me... lontano, smarrito...
ti cercavo dietro al ciliegio, consapevole che mai, mai
mi saresti apparso.
Ho passeggiato in silenzio, sola col tuo spettro.
Ho respirato nuova quiete.
Mi sono illusa per un momento di rassomigliare a Elizabeth...
ma questo non è il mio lieto fine.
26 agosto 2008
Ho scritto questa poesia mentre mi trovavo nella mia casa in campagna, come detto in un periodo molto particolare della mia vita, un periodo difficile, un periodo che mi ha spezzato il cuore... e che mi ha accumunata a Marianne Dashwood di Ragione e sentimento. Facile capire perché sono così legata a questi versi. Versi che raccontano tutto lo smarrimento e il dolore di quel frangente. Versi che mi ricordano ogni giorno che devo fare di tutto per non soffrire mai più allo stesso modo, mai più.
La poesia è carica di pathos e richiama un altro personaggio austeniano fin dal titolo: Elizabeth Bennet di Orgoglio e pregiudizio; questo perché scrissi la poesia, appunto in campagna, dopo una breve passeggiata solitaria nel giardino davanti casa: era il tramonto e sentii l'esigenza di isolarmi e raccogliermi in un momento di intima solitudine, sola con le mie inquietudini. Mentre passeggiavo ebbi la sensazione, trovai somiglianze con la particolare atmosfera che si percepisce nelle battute finali del film con Keira Knightley, quando lei cammina nella brughiera all'alba e poi incontra Darcy. Mi sembrò di vedere la stessa luce (benché nel film è l'alba, mentre io ero al tramonto), la stessa dolce solitudine, la stessa poesia nell'aria... e mi ritrovai a credere di essere Elizabeth o quantomeno di rassomigliarle un po' in quel momento. Ma è stata un'illusione breve: la persona che cercavo non è apparsa come Darcy col giaccone svolazzante... e non ho avuto alcun lieto fine.
Perciò questa poesia parla di un pezzo perduto per sempre del mio cuore ed è nello stesso momento un omaggio a Orgoglio e pregiudizio!







E ora passiamo alla canzone! Ho riadattato il testo di questa poesia per renderla una canzone, quando la mia amica Serena, che suona e canta benissimo, ha indetto un concorso il cui vincitore avrebbe visto il suo testo musicato e cantato da lei! Il risultato è questa canzone dal titolo Tra le mie righe! Inutile dire che quando ho ascoltato la canzone per la prima volta ho pianto come una fontana, l'emozione è stata fortissima!
Ora vi lascio ascoltare la canzone!
Tra le mie righe
Parole: Silvia Ponzo
Musica e voce: Serena Sabatini