E' verità universalmente riconosciuta che una fan di Jane Austen desideri diventare come un'eroina dei suoi romanzi!
Visualizzazione post con etichetta Poesia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Poesia. Mostra tutti i post

martedì 4 dicembre 2012

Poesie di Ellis Bell

Non amo Cime tempestose, ma trovo bellissime le poesie di Emily Bronte! Ecco, alcune delle sue bellissime liriche!





Io sono l'unica il cui destino
lingua non indaga, occhio non piange;
non ho mai causato un cupo pensiero,
né un sorriso di gioia, da quando sono nata.
Tra piaceri segreti e lacrime segrete,
questa mutevole vita mi è sfuggita,
dopo diciott'anni ancora così solitaria
come nel giorno della mia nascita.
E vi furono tempi che non posso nascondere,
tempi in cui tutto ciò era terribile,
quando la mia triste anima perse il suo orgoglio
e desiderò qualcuno che l'amasse.
Ma ciò apparteneva ai primi ardori
di sentimenti poi repressi dal dolore;
e sono morti da così lungo tempo
che stento a credere siano mai esistiti.
Prima si dissolse la speranza giovanile,
poi svanì l'arcobaleno della fantasia;
infine l'esperienza m'insegno che mai
crebbe in un cuore mortale la verità.
Era già amaro pensare che l'umanità
fosse insincera, sterile, servile;
ma peggio fu fidarmi della mia mente
e trovarvi la stessa corruzione.





Più felice sono quando più lontana
porto la mia anima dalla sua dimora d'argilla,
in una notte di vento quando la luna brilla
e l'occhio vaga attraverso mondi di luce.
Quando mi annullo e niente mi è accanto
né terra, né male, né cieli tersi
e sono tutta spirito, ampiamente errando
attraverso infinite immensità.





Non dovresti conoscere la disperazione
se le stelle scintillano ogni notte;
se la rugiada scende silenziosa a sera
e il sole indora il mattino.

Non dovresti conoscere la disperazione, seppure
le lacrime scorrono a fiumi:
non sono gli anni più amati
per sempre presso il tuo cuore?

Piangono, tu piangi, così deve essere;
il vento sospira dei tuoi sospiri,
e dall'inverno cadono lacrime di neve
là dove giacciono le foglie d'autunno;

pure, presto rinascono, e il tuo destino
dal loro non può separarsi:
continua il tuo viaggio, se non con gioia,
pure, mai con disperazione!

domenica 2 dicembre 2012

L'importanza di chiamarsi Silvia!

In questi ultimi giorni in tv va in onda una pubblicità in cui viene citata A Silvia di Leopardi, ogni volta che vedo lo spot mi viene sempre da ridere! Eh sì, che stiamo parlando di una delle poesie italiane più famose... e io ne porto il nome... nondimeno, non l'ho mai imparata: praticamente conosco solo il primo verso!!! D'altro canto, da piccola detestavo imparare le poesie a memoria!!! Comunque, visto che mi chiamo così, almeno dedichiamole un post!




A Silvia

Silvia, rimembri ancora
quel tempo della tua vita mortale,
quando beltà splendea
negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi,
e tu, lieta e pensosa, il limitare
di gioventù salivi?

Sonavan le quiete
stanze, e le vie d'intorno,
al tuo perpetuo canto,
allor che all'opre femminili intenta
sedevi, assai contenta
di quel vago avvenir che in mente avevi.
Era il maggio odoroso: e tu solevi
così menare il giorno.
Io gli studi leggiadri
talor lasciando e le sudate carte,
ove il tempo mio primo
e di me si spendea la migliore parte,
d'in su i veroni del paterno ostello
porgea gli orecchi al suon della tua voce,
ed alla man veloce
che percorrea la faticosa tela.
Mirava il ciel sereno,
le vie dorate e gli orti,
e quinci il mar da lungi, e quindi il monte.
Lingua mortal non dice
quel ch'io sentiva in seno.

Che pensiero soavi,
che speranze, che cori, o Silvia mia!
Quale allor ci apparia
la vita umana e il fato!
Quando sovviemmi di cotanta speme,
un affetto mi preme
acerbo e sconsolato,
e tornami a doler di mia sventura.
O natura, o natura, 
perché non rendi poi
quel che prometti allor? perché di tanto
inganni i figli tuoi?
Tu pria che l'erbe inaridisse il verno,
da chiuso morbo combattuta e vinta,
perivi, o tenerella. E non vedevi
il fior degli anni tuoi;
non ti molceva il core
la dolce lode or delle negre chiome,
or degli sguardi innamorati e schivi;
né teco le compagne ai dì festivi
ragionavan d'amore.

Anche perìa fra poco
la speranza mia dolce: agli anni miei
anche negaro i fati
la giovinezza. Ahi come, 
come passata sei,
cara compagna dell'età mia nova,
mia lacrimata speme!
Questo è il mondo? questi
i diletti, l'amore, l'opre, gli eventi,
onde cotanto ragionammo insieme?
questa la sorte delle umane genti?
All'apparir del vero
tu, misera, cadesti: e con la mano
la fredda morte ed una tomba ignuda
mostravi di lontano.

(Da: Giacomo Leopardi, Canti, 19-20 aprile 1828)





Anche tra le opere di Shakespeare c'è una Silvia, nella commedia I due gentiluomini di Verona, e lì c'è un'Ode a Silvia!

"Qual luce è luce se Silvia io non vedo,
qual gioia è gioia se Silvia non mi è accanto,
a men di immaginarla a me accanto, nutrito del riflesso della perfezione.
Se la notte io non sono accanto a Silvia non ha più musica per me l'usignolo.
A men di contemplar Silvia di giorno,
non c'è più giorno per me da contemplare.
Non vivo più se lei - mia assenza - 
mi toglie la benigna sua influenza che mi dà vita, cibo, luce e affetto.
Non evito la morte, se sfuggo a tal verdetto: 
se qui' mi attardo, corteggio certa morte,
ma dalla vita fuggo, se fuggo dalla corte."

(Da: I due gentiluomini di Verona, Ode a Silvia, William Shakespeare)

sabato 22 settembre 2012

Sissi poetessa

Durante le vacanze ho avuto la possibilità di leggere una raccolta di poesie di Elisabetta d'Austria, la celebre Sissi (anche se ci tengo a sottolineare che in originale sarebbe Sisi), infatti verso la metà degli anni Ottanta dell'Ottocento l'imperatrice scoprì la poesia come mezzo di comunicazione per registrare emozioni, pensieri e soprattutto come riflessione sulla sua vita. Le sue, ovviamente, non sono poesie da premio Nobel... però sono interessanti perché ci raccontano fatti e situazioni della corte austriaca e dei vari personaggi che la popolavano! Spulciando la raccolta ho trovato una poesia che mi ha particolarmente colpita e ho deciso di postarla!
 
 
 
 
Abbandonata
 
Scrivo in grande solitudine
queste piccole poesie;
afflitto e triste il cuore
la mia anima avvilisce.
 
Come ero giovane un tempo e ricca
di gioia di vivere e di speranze;
ai miei impulsi nulla pareva resistere,
il mondo intero era dischiuso innanzi a me.
 
Ho amato, ho vissuto
e ho girato il mondo;
mai però ho avuto quel che più desideravo.
Ho ingannato e sono stata ingannata!
 
Godollo, Budapest, novembre 1886
 
 
 
 
Inoltre, ecco alcuni versi che ho estrapolato da due poesie diverse!
 
"Se non posso più dire di possedere la felicità,
allora non voglio nemmeno vederla dinnanzi!"
 
Aprile 1885
 
"Se l'amore mi ha sorriso
grigia è stata poi la pena"
 
Settembre 1885
 
(da: Elisabetta d'Austria, Diario poetico, Mgs Press)


mercoledì 27 giugno 2012

La mia poesia preferita /2

John William Waterhouse, Vanity



Oggi pubblico la seconda poesia che preferisco! La poetessa che l'ha composta si chiama Sulpicia.

Sulpicia è l'unica poetessa della letteratura latina, nipote del generale Messalla, ebbe modo di partecipare al circolo letterario creato dallo zio e scrisse sei brevi elegie d'amore che narrano della sua relazione con Cerinto. Per secoli si è creduto che Sulpicia non fosse esistita: si riteneva infatti che le poesie fossero state scritte da un uomo, forse da Tibullo, e che fossero componimenti creati come esercitazione... solo in tempi recenti si è stabilito che Sulpicia è esistita veramente e che quindi i componimenti sono opera sua.

E' giunto infine l'amore, e più vergognoso mi sarebbe
occultarlo che renderlo a qualcuno manifesto.
Pregata dalle mie Muse, Venere l'ha condotto a me
e nel mio seno l'ha deposto.
Le promesse Venere ha mantenuto: le mie gioie racconti
colui di cui si dice che di sue non ne ebbe.
Nulla vorrei affidare a tavolette sigillate
perché nessuno prima del mio amato le legga,
ma dolce m'è peccare e disdegno fingere un viso contrito.
Si dirà che lui fu degno di me, che io fui degna di lui.

(traduzione tratta da qui)


lunedì 25 giugno 2012

La mia poesia preferita /1

John William Waterhouse, Boreas


Era da un po' di tempo che volevo postare le mie due poesie preferite! Benché io non sia una grande appassionata del mondo classico, le poesie che più amo provengono entrambe dal mondo antico, scritte da due donne. La prima è opera di una poetessa che non ha bisogno di presentazioni: Saffo. La poesia è piena di passione e di struggente tormento.

Tramontata è la luna

Tramontata è la luna
e le Pleiadi a mezzo della notte;
anche giovinezza già dilegua,
e ora nel mio letto resto sola.

Scuote l'anima mia Eros,
come vento sul monte
che irrompe entro le querce;
e scioglie le membra e le agita,
dolce amara indomabile belva.

Ma a me non ape, non miele;
e soffro e desidero.

(tratta da Lirici greci con traduzione di Salvatore Quasimodo)


giovedì 26 aprile 2012

Elizabeth Siddal: due poesie





Dopo aver parlato della vita di Elizabeth Siddal, oggi avremo modo di scoprire due sue poesie! Una l'ho trovata in inglese, mentre l'altra è in italiano. Spero vi piacciano!

Fragment of a Ballad

Many a mile over land and sea
Unsummoned my love returned to me;
I remember not the words he said
But only the trees moaning overhead.

And he came ready to take and bear
The cross I had carried for many a year,
But word came slowly one by one
From frozen lips shut still and dumb.

How sounded my words so still and slow
To the great strong heart that loved me so,
Who came to save me from pain and wrong
And to comfort me with his love so strong?

I felt the wind strike chill and cold
And vapours rise from the red-brown mould;
I felt the spell that held my breath
Bending me down to a living death.










L'amore finito

Non piangere mai per un amore finito
poiché l'amore raramente è vero
ma cambia il suo aspetto dal blu al rosso,
dal rosso più brillante al blu,
e l'amore destinato ad una morte precoce
ed è così raramente vero.

Non mostrare il sorriso sul tuo grazioso viso
per vincere l'estremo sospiro.
Le più belle parole sulle più sincere labbra
scorrono e presto muoiono,
e tu resterai solo, mio caro,
quando i venti invernali si avvicineranno.

Tesoro, non piangere per ciò che non può essere,
per quello che Dio non ti ha dato.
Se il più puro sogno d'amore fosse vero
allora, amore, dovremmo essere in paradiso,
invece è solo la terra, mio caro,
dove il vero amore non ci è concesso.

(da: Il vero amore non ci è concesso)

Nelle immagini: Dante Gabriel Rossetti ed Elizabeth Siddal dalla miniserie Desperate Romantics BBC 2009

domenica 3 aprile 2011

I miei haiku

Qualche giorno fa vi ho parlato di haiku, breve componimento poetico nato in Giappone, ebbene oggi vi posto alcuni haiku che ho scritto io! Spero vi piacciano, tenendo conto che io non sono una vera poetessa, dal momento che la prosa è il mio campo!

Anima antica

un continuo sognare

pizzi e merletti



Solitudine

malinconico fiore

è primavera



Luna e stelle

gioielli luminosi

soffio di vita



Occhi giovani

osservano il mondo

incantevole


Il foglio bianco

penna e calamaio

oh miracolo!



Si susseguono

stagioni bianche e nere

mai felicità

venerdì 25 marzo 2011

Haiku

L'haiku è un componimento poetico nato in Giappone e composto da tre versi di cinque, sette e cinque sillabe. Si tratta di una poesia dai toni semplici, senza fronzoli lessicali, che s'ispira alla natura e alle emozioni che essa suscita. La sua composizione richiede grande sintesi di pensiero: esprime infatti intense emozioni con poche parole. Vi segnalo un haiku che mi piace molto di Kobayashi Issa, un componimento che si adatta perfettamente alla nostra epoca.
Prossimamente posterò un mio haiku!
Link: Wikipedia




In questo mondo
anche la vita della farfalla
è frenetica
(Kobayashi Issa)

mercoledì 16 febbraio 2011

Una poesia e una canzone... by me!!!

Siccome questa è la settimana di Sanremo, ho pensato di farvi ascoltare una canzone. Una canzone molto particolare per me... perché io sono l'autrice del testo! Un testo che nasce da una poesia che ho scritto nel 2008, in un momento particolare della mia vita; si tratta della poesia a cui sono più legata.



Come Elizabeth
Mi sembrava giusto lasciarmi il tramonto pastello alle spalle.
Ho tracciato un percorso di passi mai calpestati.
Ho passeggiato nel prato avvolto dall'ombra,
una quiete irreale, accarezzata dal mondo inquieto del mio cuore.
Mi sono sentita come Elizabeth... ma io non sono lei.
Io rassomiglio a me stessa, sono una creatura della mia stessa penna.
Ho passeggiato in solitaria nel giardino,
tra il vecchio, avvizzito ciliegio e gli ulivi;
rannicchiata nella mia giacchetta...
simile a un abbraccio simulato.
Ho camminato in cerchio alcuni tristi minuti
constatando compiaciuta e commossa la mia solitudine.
Il cuore ha gridato, ma a chi importa?
Ho perso il mio sentiero di passi immaginari tra le foglie;
la stagione è al crepuscolo.
Tu sei distante una vita intera da me... lontano, smarrito...
ti cercavo dietro al ciliegio, consapevole che mai, mai
mi saresti apparso.
Ho passeggiato in silenzio, sola col tuo spettro.
Ho respirato nuova quiete.
Mi sono illusa per un momento di rassomigliare a Elizabeth...
ma questo non è il mio lieto fine.
26 agosto 2008
Ho scritto questa poesia mentre mi trovavo nella mia casa in campagna, come detto in un periodo molto particolare della mia vita, un periodo difficile, un periodo che mi ha spezzato il cuore... e che mi ha accumunata a Marianne Dashwood di Ragione e sentimento. Facile capire perché sono così legata a questi versi. Versi che raccontano tutto lo smarrimento e il dolore di quel frangente. Versi che mi ricordano ogni giorno che devo fare di tutto per non soffrire mai più allo stesso modo, mai più.
La poesia è carica di pathos e richiama un altro personaggio austeniano fin dal titolo: Elizabeth Bennet di Orgoglio e pregiudizio; questo perché scrissi la poesia, appunto in campagna, dopo una breve passeggiata solitaria nel giardino davanti casa: era il tramonto e sentii l'esigenza di isolarmi e raccogliermi in un momento di intima solitudine, sola con le mie inquietudini. Mentre passeggiavo ebbi la sensazione, trovai somiglianze con la particolare atmosfera che si percepisce nelle battute finali del film con Keira Knightley, quando lei cammina nella brughiera all'alba e poi incontra Darcy. Mi sembrò di vedere la stessa luce (benché nel film è l'alba, mentre io ero al tramonto), la stessa dolce solitudine, la stessa poesia nell'aria... e mi ritrovai a credere di essere Elizabeth o quantomeno di rassomigliarle un po' in quel momento. Ma è stata un'illusione breve: la persona che cercavo non è apparsa come Darcy col giaccone svolazzante... e non ho avuto alcun lieto fine.
Perciò questa poesia parla di un pezzo perduto per sempre del mio cuore ed è nello stesso momento un omaggio a Orgoglio e pregiudizio!







E ora passiamo alla canzone! Ho riadattato il testo di questa poesia per renderla una canzone, quando la mia amica Serena, che suona e canta benissimo, ha indetto un concorso il cui vincitore avrebbe visto il suo testo musicato e cantato da lei! Il risultato è questa canzone dal titolo Tra le mie righe! Inutile dire che quando ho ascoltato la canzone per la prima volta ho pianto come una fontana, l'emozione è stata fortissima!
Ora vi lascio ascoltare la canzone!
Tra le mie righe
Parole: Silvia Ponzo
Musica e voce: Serena Sabatini