E' verità universalmente riconosciuta che una fan di Jane Austen desideri diventare come un'eroina dei suoi romanzi!

domenica 13 febbraio 2011

Coco avant Chanel: come si diventa un Mito

Nei giorni scorsi ho visto un altro film che desideravo vedere da tempo: Coco avant Chanel-L'amore prima del mito con Audrey Tautou.




Come suggerisce il titolo, questa pellicola racconta di Gabrielle "Coco" prima che diventasse Coco Chanel, la stilista più famosa del Novecento; vengono rievocati gli anni giovanili: l'abbandono del padre e l'orfanotrofio, l'esperienza come cantante in un cafè concerto, l'incontro col primo amante, Balsan, l'incontro con l'amore della sua vita, l'inglese Boy Capel, l'apertura del primo negozio di cappelli; solo nel finale di film vedremo la Coco Chanel più celebre, capelli corti e tailleur che ritocca i vestiti e prepara le sue modelle per una sfilata: ecco finalmente il Mito! Coco Chanel è una delle donne simbolo del secolo scorso: la grande innovatrice che con la sua concezione della moda ha avuto un ruolo importante nell'emancipazione femminile, sottraendo le donne a corsetti e fronzoli inutili, inventando una nuova idea di eleganza. Fu lei a lanciare la moda dei pantaloni per le donne e celebri sono i suoi capelli alla maschietta. Ma chi è stata davvero Gabrielle Bonheur Chanel? Una ragazzina dall'infanzia difficile (che amava cambiare ogni volta versione circa le proprie origini) che è riuscita ad affrancarsi da un destino di povertà e miseria grazie alla sua caparbietà e perseveranza. Contro un destino che sembrava già scritto lei è riuscita non solo ad opporsi ma a creare un impero che ancora fa Storia.
Il film è molto piacevole, brava la Tautou con i suoi occhioni neri e la sua determinazione a dare vita a Coco, belle le location (a tratti pare l'Inghilterra con le sue straordinarie ville nobiliari), interessante il contrasto tra la classe nobile privilegiata (a cui fa "capo" Balsan) e la condizione di povera orfana di Coco a cui non è concesso di accedere nella schiera dei privilegiati, se non come fenomeno insolito di cui farsi beffe. Sarà Boy a credere in lei e a gettare le basi, finanziando il suo primo negozio, per il futuro Mito. Il finale è commovente: la tragica scomparsa di Boy, lo ammetto, mi ha fatto piangere e ovviamente le immagini finali con Coco finalmente diventata Chanel!
Naturalmente Coco Chanel è una delle donne che più ammiro: una donna che si è fatta largo in un settore maschile, una donna arguta e intelligente (celebri i suoi aforismi), un'icona indiscussa del secolo scorso (e di questo). Il film è tratto dal romanzo L'irregolare (che devo leggere da quasi due anni...). L'unico piccolo difetto di questa pellicola è che sceglie di concentrarsi sul periodo giovanile e lascia poco spazio alla stilista (un paio di anni fa Rai 1 ha mandato in onda un bellissimo sceneggiato sulla vita di Chanel con Barbora Bobulova e Shirley MacLaine che dava ampio spazio anche alla seconda parte della sua vita, quella del successo internazionale).
Un film che consiglio!!!
Voto: 7,5
Link: trailer








"La moda passa. Lo stile resta"
(Coco Chanel)




Come avrete notato ho inserito tre locandine diverse del film... questo perché mi sembravano tutte belle!
Ditemi, voi quale preferite delle tre?
A me piace la prima in bianco e nero! Che è la locandina inglese!!!

La Bella e la Bestia - Il Musical - 14 Di nuovo umani



Quattordicesimo appuntamento col musical de La bella e la bestia! Buon ascolto!

venerdì 11 febbraio 2011

Rossella: la condizione femminile nell'Italia di fine Ottocento

"Sono fiera di essere una piccola donna"
(Rossella, settima puntata)





Si è appena concluso su Rai 1 uno sceneggiato (non mi piace la parola Fiction) che ho seguito con passione: Rossella. Devo dire che per me è rarissimo accendere la tv e ancor più raro seguire un prodotto italiano: solitamente lo faccio solo quando vanno in onda sceneggiati in costume o biografici (spesso le due cose sono collegate), quindi non potevo mancare l'appuntamento con questa miniserie.
Rossella si colloca nella Genova di fine Ottocento e racconta della figlia ribelle di un industriale che per amore fugge di casa per sposare lo spiantato giornalista Giuliano; in questo caso, diversamente dalle solite trame di figlie-ribelli-che-mollano-tutto-per-amore, il maritino di Rossella si rivelerà un arrivista insopportabile e violento, che paleserà tale natura dopo essere tornato dal viaggio in Africa intrapreso per cercare fortuna: lì diventerà un omicida, farà contrabbando di armi con l'imperatore etiope e una volta rientrato a Genova farà soffrire le pene dell'inferno alla povera Rossella, dapprima sottraendo al suocero la sua fabbrica (per reinventarla a fabbrica di armi e cannoni), poi diventando l'amante di una donna nobile, Sophie Valeri, e infine diventando violento con la sua consorte. Intanto Rossella, delusa dal cambiamento di Giuliano, si avvicina al conte-medico Riccardo Valeri (marito di Sophie) che è innamorato di lei da sempre e la introduce allo studio della medicina. Dopo l'ennesimo pestaggio, Riccardo convince Rossella a seguirlo in Francia con la sua bambina (figlia di Giuliano) per iniziare una nuova vita, ma i due fuggitivi vengono scoperti e Rossella viene arrestata con l'accusa di adulterio, la condanna è immancabile. Alla fine la nostra eroina otterrà la grazia e potrà riabbracciare l'amato Riccardo, ma la loro felicità verrà funestata da un'altra serie di peripezie e ostacoli da superare, prima di giungere al tanto sospirato lieto fine.







Certo, non è uno sceneggiato di livello paragonabile ai perfetti period drama inglesi, ma rispetto a tanti prodotti tv italiani si è rivelato veramente ben fatto (centomila volte migliore del recente Terra Ribelle). Mi è piaciuto soprattutto per due ragioni; anzitutto, perché affronta la tematica della condizione femminile (e chi mi conosce sa che è uno degli argomenti che ho più a cuore) da un punto di vista abbastanza inedito (almeno per la nostra tv): quello della realtà delle mogli a fine Ottocento/inizio Novecento; se infatti molto si è detto sulle giovani donne spesso costrette a matrimoni d'interesse, poco si è raccontato della condizione femminile dopo le nozze. In Rossella si affronta la tematica della moglie che in caso di adulterio andava incontro all'arresto e alla sottrazione dei figli, cui non venivano riconosciuti diritti, che spettavano solo al marito. In effetti, Giuliano chiarisce diverse volte a Rossella la sua posizione di donna che non ha diritto a decidere niente, ma che si ritrova alla mercé del marito... e in generale degli uomini che potevano macchiarsi dei peggiori misfatti ma che venivano comunque immancabilmente tutelati dalla Legge. Va detto che effettivamente il nuovo diritto di famiglia in Italia verrà approvato solo nel 1975, in grado di tutelare finalmente le donne in caso di divorzio (per non parlare del delitto d'onore... abrogato solo il 5 agosto 1981...). Perciò, mi ha fatto piacere che questo sceneggiato si sia occupato di tale tematica (argomento trattato anche nella vicenda della madre di Rossella, allontanata da casa vent'anni prima per le medesime ragioni). Il secondo punto di forza è stato la protagonista, Gabriella Pession; un'attrice che conosco poco (vista solo ne Lo smemorato di Collegno) e che qui ho davvero apprezzato: ha saputo donare alla sua Rossella un'intensità ammirevole e una galleria di sfumature davvero notevole! I momenti della detenzione in carcere sono stati i migliori in cui ha tirato fuori una disperazione così toccante tanto che meriterebbe di vincere qualche premio. Pregevole anche la sua interpretazione della canzone che fa da sigla, motivetto che ho adorato, queste le parole: "Donne, donne come noi, una ad una prima o poi, a far figli e patire guai".
Insomma, per concludere, uno sceneggiato che mi ha veramente soddisfatta da tutti i punti di vista! Mi piacerebbe in futuro poter apprezzare altri prodotti italiani così ben fatti.
Voto: 8

mercoledì 9 febbraio 2011

Regency doll /2: Elizabeth e Darcy 1995

Tempo fa avevo postato un link con delle Regency doll, da abbigliare come le eroine e gli eroi austeniani...





Siccome sono sempre a caccia di chicche austeniane, eccone un'altra: una nuova versione di bambole da vestire con abiti Regency! I due personaggi in questione sono Elizabeth e Darcy con le fattezze di Jennifer Ehle e Colin Firth direttamente dallo sceneggiato del 1995! Sebbene il gioco non presenti la varietà di abiti e accessori di quello precedente... è pur sempre divertente l'idea di poter "creare" la nostra Elizabeth e il nostro Darcy!
Buon divertimento!

lunedì 7 febbraio 2011

Un week end anni Sessanta: A single man e An education

Nel week end ho visto due film ambientati negli anni Sessanta: A single man e An education.




Dopo un anno dall'uscita finalmente ho visto A single man, film che ha fruttato a Colin Firth la Coppa Volpi a Venezia e la nomination all'Oscar. La storia, ambientata nel 1962, racconta della disperazione di un professore universitario dopo la morte del compagno: incapace di sopportare oltre la perdita George medita di farla finita; ma il destino che lo attende al termine di quella sua ultima giornata sarà più beffardo del previsto. Questo film... a dirla tutta, più che un film mi è sembrato una pubblicità di Dolce & Gabbana o di Armani della durata di un'ora e mezza! Troppo patinato! Metà del cast, secondo me, proveniva direttamente dalla Settimana della Moda di Milano e molte inquadrature sembravano tratte dal Calendario Pirelli! Sì, lo so che alla regia c'è uno stilista, Tom Ford, ma qui si stava su un set e non su una passerella! La Moda è la Moda, il Cinema è il Cinema! Mi sembra che questa pellicola abbia strizzato troppo l'occhio al linguaggio della Moda... tanto da renderla troppo artefatta; il Cinema per sua natura, diversamente dal mondo della Moda che è effimero e artefatto, è più accessibile come linguaggio e dovrebbe saper parlare al nostro cuore... A single man è confezionato in maniera sublime, ma è senz'anima. Persino la performance di Colin non mi è sembrata così straordinaria: si aggira per tutto il film con un certo smarrimento... ma non riesce davvero a trasmetterlo allo spettatore, che si perde per strada tra inquadrature artistiche degli occhi azzurri di questo o del vestito fashion di quella! Quando invece, a mio avviso, doveva essere affrontato con un approccio molto più profondo, trattando il tema della perdita di un amore e dell'impossibilità di andare avanti... ma tutto ciò è quasi assente nel film! Cioè lo sguardo disperato che ho visto in Colin ne Il discorso del re me lo sarei aspettato in A single man, data la disperazione che prova il suo personaggio... Purtroppo, questo film non mi ha convinta totalmente, aldilà della patina patinata... non ho visto la vera anima di questo uomo solo smarrito nel suo dolore. Ho trovato alcuni momenti quasi ridicoli e scene veramente troppo finte (il flashback in bianco e nero in cui si vedono Jim e George... mi sembrava la scena adattissima per lo spot di un profumo di qualche stilista!), l'unica cosa positiva è stato Colin che si dimostra un cinquantenne...WOW!!!! Ma questo lo sapevo anche prima di vedere A single man! In fin dei conti, credo che ognuno dovrebbe fare il suo mestiere: Tom Ford è un grandissimo stilista e non dovrebbe spostarsi da tale attività e lasciare che il Cinema sia fatto da chi sa fare Cinema.
Voto: 6-
Link: trailer







Twickenham 1961, Jenny è una studentessa modello che sogna di volare via dal grigiore della sua vita quotidiana: tra lezioni di violoncello, la speranza di andare a Oxford e i dischi di Juliette Gréco, aspira ad una vita fatta di incontri interessanti, locali alla moda, concerti e viaggi. Jenny sogna di diventare adulta alla svelta. La possibilità di elevarsi ad una vita diversa si materializza assieme a David, trentenne uomo di mondo, che la introduce nel suo universo modaiolo fatto di serate, incontri e grandi avvenimenti. Jenny è dapprima affascinata dalle nuove opportunità che le si prospettano (addirittura Parigi), finché non ne rimane travolta... imparando, alla fine, la lezione più importante: che per la vita che vuole "non esistono scorciatoie". Film abientato appena prima che si scatenasse la rivoluzione sessuale, ricostruisce un'Inghilterra post dopoguerra grigia, popolata da personaggi conservatori e bigotti, un'Inghilterra prima dei Beatles (sì, incredibilmente è esistito un mondo prima dei Fab Four...), un contesto in cui ancora ci si poneva il dubbio se per una ragazza fosse più opportuno studiare e crearsi una carriera o sistemarsi con un buon partito. E in questo contesto ancora legato alle tradizioni più logore ma in cui iniziava a farsi largo, faticosamente, un nuovo corso che Jenny vivrà la sua crisi esistenziale che la porterà a mollare tutto per inseguire il nulla che le offre David, finché non aprirà gli occhi e riuscirà a imparare dai suoi sbagli e a ricostruirsi un futuro.
Questa Jenny, per certi versi, mi ricorda incredibilmente Marianne Dashwood: entrambe adolescenti annoiate che aspirano a qualcosa di più grande, che rimangono travolte da un uomo ingannatore, ma che alla fine sapranno rialzarsi in piedi e indubbiamente trarre motivo di maturazione dalla propria esperienza.
Insomma, An education si più ben definire un romanzo di formazione, non esente da difetti qua e là: genitori conservatori che accettano senza batter ciglio che la figlia sedicenne frequenti un trentenne dagli oscuri trascorsi, la stessa Jenny che scoprendo gli intrallazzi di David non fa una piega e un finale buonista e accomodante che in 5 minuti rimette tutto a posto... Non mi è sembrato un film così efficace come sarebbe potuto apparire nelle premesse (benché il tema educazione sentimentale con crescita finale sia iper-sfruttato).
Piacevole la protagonista Carey Mulligan, capace da 24enne di dare la giusta freschezza adolescenziale alla sua Jenny, e tutto il cast, ottima ricostruzione storica (la regista è danese), ma pecca di qualche ingenuità di troppo per renderlo un film veramente riuscito. Voglio dire, la cosa che mi ha più entusiasmata in An education... è stato vedere la più alta concentrazione di interpreti austeniani che si sia mai vista riunita in una sola pellicola (Carey Mulligan in Orgoglio e pregiudizio 2005 e Northanger Abbey, Rosamund Pike in Orgoglio e pregiudizio 2005, Emma Thompson in Ragione e sentimento 1995, Olivia Williams in Emma 1996 ITV e Miss Austen Regrets, Dominic Cooper in Ragione e sentimento 2008 e Sally Hawkins in Persuasion 2007): e non vi sembra che sia preoccupante quando in un film è questa l'unica cosa che esalta la spettratrice??!! (beh, oddio, dal punto di vista di una Janeite non è affatto preoccupante... anzi...).
Voto: 6-

domenica 6 febbraio 2011

giovedì 3 febbraio 2011

Breve storia illustrata del cappellino

Quando ho fatto il post sulla moda stile impero Federica mi ha chiesto di scrivere un post sui cappellini e così mi sono messa al lavoro! Devo dire che, diversamente dalla storia degli abiti, ho trovato ben poche notizie sull'evoluzione del cappello nei secoli... probabilmente non avrà subito i continui cambiamenti dell'abbigliamento, ma da un secolo all'altro deve pur aver avuto qualche rinnovamento!
Le prime testimonianze di tale accessorio risalgono addirittura all'antica Tebe; egizi, incas, greci e romani usavano ornamenti sul capo che con il passare dei secoli si sono evoluti a vero e proprio copricapo. Pare che il primo ad usare un cappello sia stato Carlo VIII nel 1400; si trattava all'epoca di un copricapo di feltro caratterizzato da una copertura per l'intera testa e una visiera.
Ma nel 1700 ci fu il vero boom del cappello con Luigi XV che lanciò la moda del cappello a tre punte: il tricorno (che le signore veneziane portavano sopra le parrucche incipriate). In questo periodo i cappelli erano molto grandi proprio perché si indossavano sopra le parrucche; così il cappello divenne simbolo di civetteria e vanto: le nobildonne inglesi e francesi amavano esibire vistosi cappelli decorati con piume e fiori, ma anche con uccelli imbalsamati!
Durante l'epoca Regency i cappelli diventarono più sobri: fatti di paglia e allacciati sotto al mento, potevano essere decorati con fiori e nastri. I cappelli di paglia, più o meno larghi, andarono di moda per tutto l'Ottocento; verso la fine del secolo si ridussero di dimensioni.
Probabilmente il mito del cappello oggi è ridimensionato rispetto a una volta... ma ci sono ancora estimatori di questo accessorio: gli inglesi tutt'ora ne fanno sfoggio durante le occasioni importanti, uno fra tutti l'evento ippico di Ascot, dove la parola d'ordine è stupire con cappellini eccessivi e stravaganti!
Ora attraverso alcuni film vediamo l'evoluzione del cappellino dal 1770 al 1910!

1770

















1796





1800-1818






























1819




1840




1855



1860













1865






1870





1875




1895










1910



Come avrete notato anche stavolta (così come avevo fatto per il post sulla moda stile impero, adoperando costumi di scena) ho usato immagini tratte da film e miniserie per illustrare l'evoluzione del cappellino nei decenni! Questo perché ritengo i costumisti dei film degli artisti con la A maiuscola! Il lavoro che fanno per ricostruire, attraverso vestiti e accessori, un'epoca è ammirevole! Così ho deciso di omaggiare la loro arte con questo post!
Le immagini sono tratte dai seguenti film/miniserie: