E' verità universalmente riconosciuta che una fan di Jane Austen desideri diventare come un'eroina dei suoi romanzi!
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giovedì 14 febbraio 2013

Una curiosa mattinata a Pemberley



E' una verità universalmente riconosciuta che la vita di una coppia di giovani sposi sia un idillio, tra occhi colmi d'amore e dolci sorrisi. E benché risulti loro difficile comprendere come mai le coppie sposate da anni, invece, finiscano per non sopportarsi, tuttavia la convinzione dell'idillio è così radicata nella loro mente... tanto che sentono nei loro cuori che durerà per sempre!




Elizabeth e Darcy erano sposati da quasi sei mesi e da poche settimane si erano stabiliti a Pemberley, dopo aver passato una lunga e romantica luna di miele a Roma e in altre città italiane; Elizabeth era felice di aver potuto vedere un po' il mondo, al di là di Meryton, e Darcy era felice di aver realizzato il sogno della moglie, da quando l'aveva incontrata lui si era addolcito e lei era riuscita a smussare quel suo carattere a volte difficile, facendone emergere tutte le migliori qualità nascoste un tempo da un'apparenza di arroganza e orgoglio. Elizabeth, dal canto suo, aveva imparato dai suoi errori passati ad essere più giudiziosa e a non lasciarsi ingannare da false prime impressioni. Il loro era davvero un matrimonio felice! 
Come detto, dopo la lunga assenza, erano appena tornati a Pemberley, dove la giovane moglie era ansiosa di imparare al meglio il suo nuovo ruolo di padrona di casa di una tenuta così rinomata e importante. Georgiana viveva con loro ed era felice di avere, adesso, tanto tempo a disposizione per conoscere a fondo la nuova sorella, per la quale aveva provato stima e affetto dal giorno del loro primo incontro, quando Miss Bennet era capitata casualmente a Pemberley con gli zii Gardiner.





Quella mattina, Darcy era uscito per sbrigare degli affari, mentre Georgiana come di consueto si esercitava al pianoforte: Elizabeth poteva sentire la sua splendida musica provenire dall'altra stanza; la metteva di buon umore udire quella dolce musica e la faceva sorridere il pensiero che non molto tempo prima era la sorella Mary a tirare giù dal letto tutti con i suoi tentativi musicali alquanto poco riusciti! Aveva appena finito di scrivere una lettera a Jane, che viveva a poche miglia di distanza, insieme al marito Bingley: le due giovani coppie di vedevano spesso e non potevano essere più affiatate trattandosi di due sorelle e di due amici fraterni. Finita la lettera, ora stava disponendo una bella composizione di fiori - come le aveva insegnato Georgiana - in un vaso di cristallo, con molta cura e molta attenzione. Mentre sistemava i fiori, si accorse che la porta dietro di lei si era aperta e che qualcuno stava avvicinandosi, finse di non accorgersene... ma sapeva che si trattava del marito. Quando lui le fu vicino, lei cominciò a ridere e lui, colto alla sprovvista, parlò:
-"Volevo sorprenderti e invece sapevi che ero qui?"
Elizabeth si voltò a guardarlo negli occhi: "Mi ami per il mio acume e per la mia vivace perspicacia, oltre che per i miei occhi brillanti, vero? Perciò non stupirti se mi risulta facile accorgermi del tuo arrivo, anche quando cerchi di nasconderlo!" sorrise. 
-"Sì, è vero, ma è anche vero che in passato talvolta ti sei sbagliata" la punzecchiò lui.
-"Lo so e sono felice di averlo capito prima che fosse troppo tardi".
A quel punto, lui s'inchinò e baciò con dolcezza la moglie sulle labbra.
-"Abbiamo imparato entrambi dai nostri errori e ciò ci ha portato alla più grande felicità, perché non esistono al mondo creature più perfettamente felici di noi due" concluse Darcy.





Elizabeth lo guardò intensamente negli occhi... poi la sua espressione assunse un'aria ironica:
-"Anche se tale gioia comporta il dover danzare nuovamente con una moglie appena passabile?"
Darcy impallidì leggermente: "La mia meravigliosa moglie appena passabile sa che non amo danzare, è vero, ma sa che tutto quello che faccio è per lei, quindi sa che benché non ami i balli... danzerò per compiacerla".
Di lì a pochi giorni, Pemberley avrebbe offerto un grande ballo in onore della nuova Mrs Darcy, perché suo marito desiderava presentare Elizabeth a tutte le sue conoscenze del Derbyshire, in modo da introdurre come si conviene quella che era diventata una delle signore più importanti della contea. Elizabeth sapeva che Darcy non amava i balli e non si sentiva a suo agio in simili circostanze, ma gli era grata per aver fatto uno sforzo per compiacerla. Era davvero cambiato dal tempo del loro primo incontro, lei con la sua vivacità era riuscita a renderlo più sereno e rilassato, ed era felice di poter dire che insieme imparavano qualcosa di nuovo ogni giorno!
-"Insieme possiamo affrontare qualsiasi cosa, lo sai! In fondo, se abbiamo affrontato il biasimo di Lady Catherine, che cosa potrebbe esserci di peggiore?" rise lei, poi riprese "Un ballo non sarà niente di così insormontabile, vedrai" gli prese la mano e lo condusse al centro della stanza "Proviamo".
Darcy la guardò senza capire: "Proviamo a fare cosa?"
-"A danzare!" rispose lei come se fosse una cosa assolutamente ovvia.
-"Adesso? Qui? Ma è ridicolo!" obiettò lui preoccupato.
-"E perché mai? Nessuno può vederci, quindi a quali occhi dovremmo sembrare ridicoli? Inoltre, senti Georgiana che suona nell'altra stanza? Lei ci farà da inconsapevole accompagnamento musicale!"
-"Ma..." provò a ribattere lui, ma la moglie era irremovibile. Così i due iniziarono ad eseguire le complicate figure della danza, era una situazione quasi irreale danzare da soli, eppure lui si fidava della moglie e pian piano riuscì a rilassarsi e a concentrarsi nella danza. 
-"Visto? Non è così difficile!" parlò lei dopo qualche minuto, mentre continuavano a danzare.
-"Va bene, avevi ragione" rise lui.
-"Se ti ricordi una volta abbiamo danzato mentre discutevamo..."
-"Sì, ricordo bene quella circostanza".
-"Dopo tanto tempo, posso affermare che quella danza fu divertente, anche se non ci sopportavamo allora!"
-"Questo a causa del tuo pregiudizio nei miei confronti..."
-"... e del tuo orgoglio fin troppo ostentato!"
Risero entrambi, poi aggiunsero all'unisono: "Non c'è dubbio, eravamo fatti l'uno per l'altra".
Danzarono ancora per qualche minuto, finché Elizabeth si accorse che non erano più soli nella stanza: Georgiana si trovava alla porta e li guardava con un'espressione tra il perplesso e il divertito; anche Darcy si voltò e notò la presenza della sorella. Solo in quel momento i due si accorsero che la musica era cessata da tempo e che, presi com'erano l'uno dall'altra, non se ne erano minimamente accorti. Darcy si schiarì la voce e provò ad assumere un'aria seria: "Georgiana, da quanto tempo sei lì?"
La ragazza cercò di nascondere un sorriso divertito:
-"Oh, da poco tempo. Ero venuta per informarvi che ho appena ricevuto un biglietto da parte di Miss Brandon che m'invita ad una colazione da lei e che prenderò la carrozza..."
-"Ma certo, cara! Porta i miei saluti a Mrs Brandon!" rispose Elizabeth.
Allora Georgiana annuì e si sbrigò a richiudere la porta: i due la sentirono ridere di gusto mentre si allontanava.
-"Dobbiamo esserle sembrati alquanto ridicoli" sospirò Darcy.
-"Beh, allora è una fortuna che Georgiana non perda la stima nelle persone così facilmente!" rise Elizabeth, Darcy ci pensò un istante, poi sorrise a sua volta. E i due ripresero a danzare benché non ci fosse alcuna musica ad accompagnarli... la magia dell'amore avrebbe fatto tutto il resto!






giovedì 6 dicembre 2012

L'inventrice di arcobaleni

Intorno agli anni Venti, da qualche parte nella campagna irlandese, accadde un fatto alquanto bizzarro ad un giovane di nome Ciaran. Quel giorno aveva piovuto parecchio, una pioggia fitta e pesante, che aveva intristito il ragazzo: non amava starsene rintanato in casa, ma con quel tempaccio proprio non si poteva mettere il naso fuori dalla porta. Dopo quelle che gli parvero lunghe, interminabili ore, finalmente la pioggia smise di cadere e speranzoso di poter uscire, si avventurò fuori. Pian piano che i minuti passavano il cielo andava schiarendosi fino a lasciare spazio ai caldi raggi del sole! Ad un certo punto, Ciaran notò che un bellissimo arco variopinto era apparso in cielo: il più spettacolare degli arcobaleni illuminava il cielo d'Irlanda di mille colori! Il giovane allungò il passo nella speranza di poterlo scorgere più nitidamente. Dopo aver camminato parecchio si mise seduto sull'erba per godersi lo spettacolo. Mentre osservava l'arcobaleno accadde la cosa insolita: poteva giurare di aver visto un bagliore, come una luce, scivolare lungo l'arco colorato! Si strofinò gli occhi, pensando di essersi sbagliato: magari un riflesso del sole gli aveva causato un'illusione ottica. Ci rifletté qualche minuto, per nulla convinto... poi, per quanto gli sembrasse assurdo, si rimise in piedi e iniziò a correre verso la direzione dell'arcobaleno. Corse per parecchi minuti, finché la stanchezza e il fiatone non lo costrinsero a fermarsi, nonché una certa sensazione ridicola che si era fatta strada in lui: come poteva pensare di correre verso l'arcobaleno? Non essendo una cosa tangibile da poter toccare con mano! Quando ebbe ripreso una respirazione regolare si convinse a tornare verso casa... ma improvvisamente udì degli strani rumori provenire da dietro un cespuglio, pensando si trattasse di una bestiola si avvicino e la sorpresa che l'attendeva fu grande: si trattava di una ragazza. La fanciulla gli sorrise e gli chiese aiuto.





-"Ah, meno male! Senti, puoi darmi una mano, per favore?" e allungò una mano. Ciaran l'afferrò e l'aiutò a rimettersi in piedi. La ragazza, che recava con sé un ombrello, si diede una sistemata al vestito, poi guardò Ciaran con un sorriso.
-"Grazie di cuore!  Sai, sono caduta e non riuscivo a rialzarmi" spiegò lei.
-"Ti sei fatta male?" le chiese il ragazzo.
La fanciulla scosse il capo.
-"Oh, no, noi non ci facciamo mai male, non sentiamo dolore!" rise.
Ciaran era perplesso a causa delle parole di quella strana ragazza, che sembrava quantomeno originale.
-"Comunque, io mi chiamo Evelyn".
-"Io sono Ciaran" le strinse la mano che gli stava porgendo "Da dove vieni? Non credo di averti mai vista nei dintorni".
Evelyn scoppiò a ridere.
-"Oh, ma io non sono di qui! Io vengo da lassù!" disse indicando il cielo con un dito.
Ciaran la guardò perplesso, ormai quasi convinto di avere a che fare con una svitata.
-"Non credo di aver capito..."
-"E' facile. Io vengo dal cielo: sono un Angelo dell'Arcobaleno!" spiegò lei come se fosse una cosa ovvia.
-"Un cosa?"
-"Ma sì, ci sono tanti angeli in cielo, ognuno dei quali ha il suo compito, noi angeli dell'arcobaleno abbiamo il compito di creare gli arcobaleni in giro per il mondo dopo la pioggia!" disse lei fiera di se stessa.
-"Certamente mi perdonerai se non ti credo, no?"
Evelyn alzò gli occhi al cielo: -"Ahhh, voi umani siete noiosi proprio come mi era stato detto!"
-"Scusami, ma tutti sanno che l'arcobaleno è un fenomeno meteorologico, altro che angeli!"
-"Questa è la vostra noiosa spiegazione umana, ma non è detto che sia la spiegazione giusta!" sbuffò lei, rimase in silenzio qualche minuto, poi ebbe un'idea "Ora ti faccio vedere come creo gli arcobaleni" e detto questo, aprì il suo ombrellino e iniziò a farlo ruotare sempre più veloce, finché improvvisamente centinaia di migliaia di goccioline variopinte formarono un piccolo arcobaleno.





Ciaran era incredulo, si strofinò gli occhi e si diede dei pizzicotti ma il risultato non cambiava: Evelyn stava davvero producendo un piccolo arcobaleno con il suo ombrello.
-"Che razza di stregoneria è questa?"
-"Te l'ho appena detto: io sono un angelo che crea arcobaleni!"
-"Incredibile! E io che pensavo che la storia della pentola d'ora dei Leprechaun sistemata alla base di un arcobaleno fosse una sciocchezza!".
-"In verità, siamo noi angeli a permettere ai Leprechaun di sistemare lì le loro pentole piene d'oro... sai, sono tipi simpatici, tutto sommato! Fanno sempre delle battute divertentissime!" rise Evelyn.
-"Come, i Leprechaun esistono davvero?" chiese Ciaran sempre più incredulo.
-"Ovviamente!" esclamò mentre richiudeva l'ombrello "Ciaran, mi devi aiutare! Mi sono persa!"
-"Persa? Ma non provieni dal cielo?"
-"Appunto! E non so come tornare! Vedi, da secoli creo arcobaleni... e avevo sempre coltivato un desiderio: scivolare su uno di essi, perché mi era sempre sembrata una cosa divertente! Così prima, approfittando della distrazione di una mia amica, sono saltata sull'arcobaleno che avevo appena creato e, beh, sono scivolata giù!"
-"Non posso crederci!"
-"Ma ti assicuro che è uno spasso!" ridacchiò, "Solo che adesso non so come tornare a casa..."
-"Non puoi volare fin lassù?" ipotizzò lui.
Evelyn scosse il capo.
-"No, l'unico modo per tornare su... è risalire grazie ad un arcobaleno: devo trovarne uno e arrampicarmi da lì..."
-"Beh, non puoi usare il tuo?"
-"Troppo tardi: è già sparito..."
Ciaran notò solo in quel momento che l'arcobaleno non c'era più.
-"Puoi sempre crearne uno con il tuo ombrellino, no?"
-"Impossibile. Dalla terra gli arcobaleni non sono come in cielo... inoltre, per essere un vero e proprio arcobaleno deve essere creato dopo che ha piovuto".
-"Accidenti, che bel guaio" sospirò il ragazzo, Evelyn annuì tristemente. Dopo qualche minuto il ragazzo ebbe un'idea, prese l'angelo per mano: "Forse posso aiutarti a trovare un arcobaleno!" e detto questo i due corsero verso la casa di lui. Una volta arrivati, Ciaran prese una bicicletta e disse a Evelyn di sedersi dietro di lui. La ragazza appariva perplessa, ma il giovane le assicurò che non c'era di che preoccuparsi. Così salirono entrambi sulla bici e Ciaran iniziò a pedalare.
-"Andremo in cerca di un temporale e non appena la pioggia smetterà, ci sarà un bell'arcobaleno pronto a riportarti a casa!" le spiegò lui.
Ciaran pedalò per almeno un'ora, finché il mutevole cielo irlandese non fece il suo dovere: improvvisamente scoppiò a piovere, tanto che i due dovettero andare a ripararsi dentro un pub. Attesero finché la pioggia non smise di cadere, poi uscirono e si avviarono verso l'aperta campagna. E lì trovarono un bellissimo, coloratissimo arcobaleno!
-"Eccolo, eccolo!" gridarono all'unisono.
Scesero dalla bici e stavolta fu Evelyn a prendere la mano di lui e a condurlo con sé. Magicamente arrivarono proprio alla base dell'arcobaleno: Ciaran era incredulo dinanzi a quella vista! Non aveva mai visto dei colori così luminosi!
-"Puoi sfiorarlo, se vuoi!" lo invitò la ragazza.
-"Ma è fatto di luce!" obiettò lui.
-"Insomma, una volta vuoi darmi ascolti?" sbuffò lei.
-"D'accordo..." e detto questo, con mano tremante sfiorò l'arcobaleno! Sì, era fatto di luce... eppure, al tatto sembrava quasi panna... panna colorata!
Scoppiò a ridere.
-"L'arcobaleno, sto sfiorando l'arcobaleno!"
-"Che ti dicevo?"
Dopo qualche istante di euforia, Evelyn diventò seria: "Ora devo andare, prima che l'arcobaleno si dissolva..."
Ciaran annuì con tristezza, ormai si era affezionato a quella bizzarra creatura.
-"Grazie per avermi aiutata".
-"Giuro che finché vivo non ti dimenticherò mai" sorrise il ragazzo.
Allora Evelyn si alzò in punta di piedi e lo baciò. Ciaran, senza accorgersene, aveva chiuso gli occhi. Quando li riaprì vide che Evelyn non c'era più... ma poteva giurare di aver visto una luce, come un bagliore, salire sull'arcobaleno! Sapeva che non si era trattato di un'illusione ottica!



domenica 7 ottobre 2012

La fata innamorata - terza parte

Episodi precedenti:
La fata innamorata - Prima parte
La fata innamorata - Seconda parte





Passato un po' di tempo da quella terribile sera, Rosaspina era tornata nel Regno delle fate alle sue solite occupazioni, non aveva raccontato a nessuno della sua avventura, anche se sospettava che la Regina Titania sapesse ciò che era accaduto. Nonostante ostentasse la massima normalità, il suo cuore era ancora tormentato dal senso di colpa per aver ingannato Etienne e nonostante le fosse vietato era ancora profondamente innamorata di lui. Spesso si chiedeva se lui si fosse sposato e soprattutto se l'avesse perdonata per quello che gli aveva fatto. 
Un giorno, mentre era intenta a raccogliere la polvere di fata dai petali di alcune splendide orchidee, venne avvicinata da una fata sua amica che le portava un messaggio della Regina Titania: doveva presentarsi al suo cospetto per una questione molto urgente. Rosaspina ebbe un tuffo al cuore temendo che la Regina volesse rimproverarla per la ben nota faccenda. Così a capo chino si recò dinanzi a Titania. La bella Regina delle fate sedeva maestosa sul suo trono fiorito e la sua espressione era indecifrabile: poteva essere adirata come divertita, Rosaspina non poteva dirlo con certezza.
-"Rosaspina, conosci la ragione per la quale ti ho convocata qui?" le chiese la Regina con tono calmo e tranquillo.
-"Maestà, io... devo chiedervi perdono..." disse lei con voce appena percettibile, a capo chino.
Titania scoppiò a ridere, lasciando la fata stupita.
-"Perdono? Non è di certo questa la ragione per la quale sei qui" fece un cenno con la mano a una figura nascosta nell'ombra "C'è qualcuno che desidera vederti" dall'ombra uscì il principe Etienne. Rosaspina lo guardò imbambolata, non riusciva a credere al fatto che lui si trovasse lì, nel suo mondo. Però trovò sollievo dallo shock iniziale notando che lui non sembrava avere un'espressione arrabbiata, anzi sorrideva con dolcezza. Lui le si avvicinò e le prese entrambe le mani stringendole forte.






-"Rosaspina, vi ho cercata per tanti mesi. Mi sono spinto fin qui, nel mitico Regno delle fate, per trovarvi. Da quando siete fuggita, non ho avuto pace, il pensiero di riunirmi a voi era il solo impulso che mi faceva andare avanti".
-"Ma io... pensavo mi odiaste... vi ho ingannato..." farfugliò lei.
Etienne scoppiò in una fragorosa risata, poi le accarezzò il volto.
-"No, che non mi avete ingannato: quando siete giunta al castello sapevo benissimo che non eravate la principessa Biancaluna!"
-"Come?"
-"Il fatto è che sapendo che ero destinato a sposare la principessa, la mia curiosità mi aveva portato ad andare a vederla di nascosto, un giorno che stava passeggiando con la sua dama di compagnia! Perciò conoscevo il suo aspetto, anche se ovviamente ai miei genitori non avevo confessato di essere andato a spiare la mia futura sposa!" disse con un sorriso malizioso.
-"Se sapevate che io non ero la principessa... perché non ne avete fatto parola?" chiese Rosaspina senza capire la condotta di lui.
-"Perché quando arrivaste al castello, rimasi stupito e divertito nel constatare che non eravate chi mi ero aspettato, inoltre mi avete colpito dal primo istante in cui ho posato gli occhi su di voi. Ho subito avuto la sensazione che voi eravate speciale, la persona speciale che io avevo sempre atteso. Tacendovi la verità, volevo vedere se quella mia prima impressione fosse fondata... e ne ho avuto la conferma durante quei meravigliosi giorni che abbiamo passato insieme" fece una piccola pausa, poi riprese "Quella sera, al ballo, siete fuggita in fretta e furia e non mi avete dato modo di parlarvi dei miei sentimenti. Per questo sono venuto fin qui, perché vi amo e voglio sposarvi".
Rosaspina era profondamente commossa dopo aver ascoltato quelle parole, parole che aveva sognato tutta la vita! Ciò che aveva sempre sognato stava per diventare realtà... Eppure, c'era qualcosa che lo avrebbe impedito.
-"Principe, anch'io vi amo con tutto il cuore, ma non potrò mai sposarvi. Vedete, noi fate non siamo esseri umani e non possiamo sposare un essere mortale, se ciò avvenisse perderemmo la nostra anima e moriremmo all'istante" disse lei con tristezza.
Ci fu un lungo istante di silenzio, i due innamorati si guardarono quasi senza respirare, fu la Regina Titania a parlare:
-"E' vero, noi fate non possiamo sposare un umano. Eppure, esiste un modo per aggirare l'ostacolo".
Rosaspina ed Etienne guardarono Titania con occhi pieni di speranza. La Regina riprese:
-"Poiché riesco a leggere nei vostri cuori la purezza del sentimento che vi lega, ho deciso di concedervi la possibilità di stare insieme" si rivolse a Rosaspina "Io ho il potere di farti diventare un essere umano. Perderai la tua natura di fata e l'immortalità, non avrai più i tuoi poteri magici e dovrai abbandonare per sempre il Regno delle fate. Sei disposta a fare questo sacrificio?"
Rosaspina guardò prima Titania poi il suo principe, il quale parlò:
-"Devi decidere con giudizio. Quale che sia la tua scelta io l'accetterò" disse con dolcezza.
La fata tacque qualche istante, poi si sciolse in un sorriso.
-"Maestà, ho preso la mia decisione. So che amare è la magia più potente che esista e io amo quest'uomo con tutta me stessa. So che lontana da lui mi mancherebbe sempre una parte della mia anima. Quindi mi sento di dire che rinuncio alla mia natura di fata e vi ringrazio per avermi concesso la possibilità di essere felice con la persona che amo".
Titania sorrise.
-"Così sia" fece un gesto con la mano "Quando varcherai i confini del Regno delle fate sarai diventata un essere umano. Ora andate, e fate tesoro del vostro amore, non guardatevi mai indietro, ma fatevi forza l'un l'altro e guardate sempre al domani. Buona fortuna!"
I due giovani si inchinarono al cospetto della Regina e pazzi d'amore e di felicità, mano nella mano, si avviarono verso la loro nuova vita. Arrivati ai confini del Regno delle fate, Rosaspina sentì di essere diversa e capì di essere diventata umana, percepì la realtà delle cose in maniera differente da come le aveva sempre percepite... fu una sensazione insolita e straordinaria.
-"Siete felice?" le chiese Etienne.
-"Non lo sono mai stata più di così" rispose lei. Poi in punta di piedi si avvicinò a lui e lo baciò.

Da quel giorno tutti seppero che erano due le coppie più felici al mondo: un Re e la sua Regina, che si dice fosse come una fata, e uno stalliere e sua moglie, che si dice fosse stata una principessa una volta.



sabato 6 ottobre 2012

La fata innamorata - seconda parte

Episodi precedenti:
La fata innamorata - Prima parte




Rosaspina si trovava nel castello del principe Etienne già da diversi giorni ormai; era stata accolta con molta cortesia e gentilezza, sia da lui sia dal Re e dalla Regina. Erano tutti molto buoni e premurosi con lei, desiderosi di metterla a proprio agio e di non farle sentire la nostalgia del suo regno. Quel reame era pieno di prati verdi e di fiumi, il sole splendeva alto nel cielo e Rosaspina si sentiva come a casa sua in quel luogo di pace. Ma c'era di più: Etienne era un ragazzo adorabile, pieno di premure e di umorismo. 





Passavano molte ore insieme parlando e ridendo, facevano lunghe escursioni a cavallo, uscivano dal palazzo e in incognito giravano per le strade del villaggio mischiandosi alla gente. Avevano scoperto di avere molte cose in comune, una simile veduta della vita e di trovarsi bene insieme. Rosaspina era sicura che al mondo non esistesse un giovane la cui compagnia fosse più piacevole.
Quei giorni per lei erano un sogno, sapeva che non sarebbe mai stata felice come allora. In breve, si rese conto di essersi innamorata di lui e in qualche modo, pur non avendo esperienza in materia, sapeva che lui ricambiava i suoi sentimenti. Lo capiva da come la guardava. Il loro era stato un colpo di fulmine, un'affinità che avevano percepito dal primo istante in cui si erano incontrati. Rosaspina si sentiva in colpa per avergli taciuto la verità sulla sua identità e la consapevolezza di non potersi impegnare per la sua natura non umana era un chiodo fisso che turbava la sua gioia, ma lei cercava di scacciare quei cattivi pensieri e di vivere alla giornata.






Finalmente arrivò la sera del grande ballo durante il quale sarebbe stato annunciato il fidanzamento. Rosaspina aveva atteso quella serata con ansia ed emozione, era come un viaggio nell'ignoto... non sapeva a cosa stava andando incontro e non voleva pensarci. Quella era la prima volta nella sua vita che qualcuno la amava e che lei stessa amava e non voleva sprecare quelle emozioni così preziose. Lei ed Etienne aprirono le danze e ballarono tutta la sera, era come se in quella sala ci fossero solo loro, benché fosse gremita di ospiti. Nemmeno per un istante distolsero gli occhi l'uno dall'altra, era tutto perfetto e incantevole.
-"Siete felice?" le chiese ad un certo punto Etienne, dopo che ebbero smesso di danzare. Gli orologi rintoccavano la mezzanotte.
-"Non lo sono mai stata più di così" rispose lei commossa. Etienne le prese una mano e sorridendo chiese l'attenzione di tutti.
-"Amici, ho un annuncio da farvi, per me questa serata è molto importante: la principessa Biancaluna acconsente a diventare la mia sposa..."
Gli ospiti stavano quasi per applaudire a quella lieta novella, quando si sentì un rumore di porte che si aprivano e nella sala piombò il padre di Biancaluna, sul suo volto c'era un'aria contrariata.
-"Fermi tutti. C'è stato un inganno. Quella fanciulla che si spaccia per mia figlia è un'impostora!" a quelle parole tutti i presenti, a bocca aperta, si volsero verso Rosaspina, "Colei che volete sposare, principe Etienne, non è altro che una fata! La fata madrina di mia figlia che si è spacciata per lei, così da permettere a Biancaluna di fuggire con uno stalliere che lei sostiene di amare! Grazie alla sconsideratezza di mia figlia il disonore è calato su di me..." disse il Re con voce disperata.
A seguito di quelle parole, la sala da ballo si riempì di mormorii, tutti guardavano Rosaspina con aria severa e la additavano. La povera fata aveva il cuore spezzato e gli occhi pieni di lacrime, dopo alcuni terribili secondi trovò il coraggio di guardare Etienne e vide un'aria di sconcerto dipinta sul suo viso. Indubbiamente, doveva essere arrabbiato e deluso per essere stato preso in giro da lei. Non riuscendo a sopportare la delusione di lui e il mormorio dei presenti, Rosaspina, col cuore in pezzi,  fuggì dalla sala. Appena prima che Etienne potesse dirle qualcosa.





Nessuno fermò la sua fuga, tutti si scansarono per farla passare, e nella concitazione del momento non si accorse di aver perso una scarpetta di cristallo. Scarpetta che venne raccolta dal principe Etienne, anch'egli aveva il cuore infranto e continuò a guardare per lungo tempo la porta attraverso cui Rosaspina era fuggita, senza smettere di stringere la scarpetta tra le mani.




giovedì 4 ottobre 2012

La fata innamorata - prima parte




C'era una volta una bellissima principessa di nome Biancaluna, ella era la gioia più grande dei suoi genitori e il popolo l'amava. La principessa ormai aveva raggiunto l'età giusta per il matrimonio e siccome era destinata fin dall'infanzia a sposare il principe ereditario di un regno amico, in quel periodo i due reami erano impegnati nei preparativi delle nozze reali. A Biancaluna, come ogni principessa che si rispetti, era stata assegnata una fata madrina con il compito di starle accanto in quel momento così importante della sua vita; così la fata Rosaspina era partita dal Regno delle fate per recarsi al castello della principessa. Rosaspina era una fata dolce e romantica, amava le storie d'amore ed era felice di poter condividere nel suo piccolo la gioia delle coppie innamorate. Giunta al castello, venne accompagnata nelle stanze della principessa che si stava preparando per partire alla volta del castello del principe Etienne, il suo promesso sposo.





Rosaspina entrò nella stanza e trovò la bellissima principessa riccamente vestita: si guardava allo specchio e stranamente sembrava avere un'espressione di tristezza sul volto.
-"Oh, voi siete la fata Rosaspina? Prego, venite avanti" le disse Biancaluna quando si accorse di lei. 
La fata le si avvicinò sorridendo:
-"Principessa, siete splendida, non vi occorre la mia magia per apparire più bella!"
Biancaluna scosse il capo:
-"Oh, a che serve essere ben vestita, quando si è così infelici?"
-"Che cosa vi turba?" chiese la fata senza capire il senso di quelle parole.
-"Vorrei non dovermi sposare!" sospirò amaramente.
-"E perché mai? Tutte le fanciulle sognano di sposarsi. Inoltre, so che il principe Etienne è buono e giusto, con lui sarete felice! Sapete, io sono una fata e a noi fate ci è impedito amare e sposarci... se ci sposassimo ci accadrebbero delle cose terribili... così viviamo la nostra eternità senza amore... Se io fossi al vostro posto non starei più nella pelle al pensiero di sposarmi" disse Rosaspina con una punta di tristezza.
-"Non è che io non voglia sposarmi. Il fatto è che il mio cuore appartiene ad un altro uomo: si tratta di uno stalliere. Ci amiamo segretamente da tanto tempo e vorremmo stare insieme, ma purtroppo il mio matrimonio combinato rende impossibile il coronamento del nostro sogno d'amore" spiegò Biancaluna.
-"Oh, questo mi dispiace... deve essere terribile non poter stare col proprio vero amore... se ci fosse un modo per evitare questa sofferenza..."
-"Non esiste modo..." sospirò Biancaluna, poi una luce illuminò i suoi occhi e un sorriso fece capolino sul suo bel volto. Si alzò in piedi e avvicinandosi a Rosaspina le prese le mani "Un momento, mi è venuta un'idea! Voi potreste prendere il mio posto! Farete finta di essere me! Vi recherete al castello del principe Etienne spacciandovi per me, così io potrò fuggire con il mio amato!"
Rosaspina la guardò con aria perplessa.
-"Principessa, questo è impossibile! Come potrei mai spacciarmi per voi? Nessuno ci crederà, mi scopriranno ancora prima che io metta un piede fuori da questa stanza".
-"Rosaspina, ti dico che funzionerà: indosserai il mio vestito e il mio mantello nasconderà il tuo volto. Basterà che tu dica di essere indisposta e durante il viaggio in carrozza nessuno ti disturberà. Inoltre, nessuno conosce il mio aspetto nel regno del principe Etienne, quindi vedendoti nessuno metterà in dubbio la tua identità!"
-"Ma non so se sia giusto nei confronti dei vostri genitori..." obiettò la fata.
-"Siete la mia unica speranza, permettete che io possa stare con l'uomo che amo. Siete la mia fata madrina... non rifiutatemi il vostro aiuto..." disse implorante Biancaluna, quelle parole finalmente convinsero Rosaspina ad accettare.
-"D'accordo. In fondo, ho sempre desiderato vivere un'avventura come questa!"
Biancaluna col cuore pieno di gratitudine l'abbracciò e poi in fretta si scambiarono d'abiti; con il mantello Rosaspina sembrava in tutto e per tutto identica alla principessa, la fata si guardava incredula allo specchio. Poco dopo bussarono alla porta della stanza per avvertire la principessa che era ora di partire. Le due ragazze si scambiarono un abbraccio di addio e dopo essersi augurate reciproca fortuna si separarono. Rosaspina prese posto nella carrozza reale e il corteo partì alla volta del castello del principe Etienne. Nessuno si era accorto che lei non era Biancaluna.

mercoledì 3 ottobre 2012

Christabel - seconda parte

Episodi precedenti:
Christabel - Prima parte





Purtroppo la pace nel regno venne messa a rischio poco tempo dopo. Non si era ancora attenuata l'eco dell'eccitazione per il ballo, che una minaccia piombò su tutti loro: l'esercito di un regno ostile stava marciando giorno e notte per invadere quella terra di pace e prosperità. Il Re non poté ignorare la minaccia incombente, quindi radunò il suo esercito e partì per andare incontro al nemico. Con lui partì anche la Guardia Reale.  Christabel era molto preoccupata per i venti di guerra che spiravano in quei giorni e nel profondo del cuore era in ansia per Robert: pregava ogni giorno affinché non gli capitasse nulla e tornasse a casa sano e salvo, un giovane così buono e gentile non doveva morire su un campo di battaglia. 

Proprio in quel periodo così difficile, la ragazza riprese a fare il solito sogno del cavaliere morente... E tra le inquietudini, capì finalmente il suo significato: quel cavaliere era Robert ferito durante gli scontri con l'esercito invasore.






Quindi il suo sogno ricorrente era una premonizione! Quella consapevolezza le recò nuove preoccupazioni, perché se aveva visto Robert morente su un campo di battaglia... ciò sarebbe accaduto davvero. 
Il padre si era accorto dello stato malinconico della figlia anche se non ne conosceva i turbamenti, così una sera a cena le consigliò di seguire il suo cuore qualunque cosa fosse a tormentarlo. Christabel gli sorrise e quella notte prese la sua decisione. Il mattino seguente in abiti maschili, con la spada di suo padre, prese il cavallo e partì verso il teatro degli scontri. Sentiva che quella era la cosa più giusta da fare. Cavalcò diverse ore finché non arrivò all'accampamento dove si erano stabiliti i soldati. Sperando che la sua identità femminile non fosse scoperta, smontò da cavallo e iniziò a guardarsi intorno: vigeva una strana calma, c'erano dei soldati feriti di cui si prendevano cura i medici reali, altri si riposavano o scherzavano per allontanare la tensione. Improvvisamente la calma fu spezzata, un terribile grido giunse da lontano e tutti saltarono sull'attenti: i nemici stavano attaccando. Ben presto la battaglia, sanguinosa e cruenta, entrò nel vivo... Christabel vi si era trovata nel mezzo e senza paura aveva sguainato la sua spada e memore degli insegnamenti del padre si era messa a combattere. La sua abilità e agilità le permisero di mettere fuori gioco diversi nemici, grandi e grossi più di lei ma evidentemente resi goffi da pesanti armature; mentre si era appena liberata dell'ennesimo energumeno, vide Robert che stava combattendo con un uomo, che aveva tutta l'aria di essere il generale nemico, la scena fu fulminea: il generale ferì gravemente Robert, il quale cadde a terra con una vistosa ferita al petto, ma proprio mentre l'avversario stava per sferrare il colpo di grazia, il giovane Capitano della Guardia Reale riuscì a colpirlo a sua volta e ad ucciderlo. A quel punto, Robert crollò al suolo esanime. Christabel senza perdere tempo andò da lui e lo trascinò via da quell'incubo di fango e sangue, trasportandolo in un luogo riparato. Nelle ore successive si prese cura di lui, disinfettando la sua ferita, asciugandogli la fronte imperlata di febbre e confortandolo mentre lui delirava.
Due giorni dopo, la febbre si era abbassata e la ferita non si era infettata: Christabel era riuscita a salvarlo. Felice, lo lasciò alle cure dei suoi ufficiali, lo baciò delicatamente sulle labbra e stava per andarsene quando lui aprì brevemente gli occhi, i loro sguardi s'incontrarono e Robert chiese quale fosse stato l'esito della battaglia.
-"La guerra è vinta. La pace è ristabilita" le rispose lei e sorridendogli se ne andò.




Erano passati alcuni giorni dalla fine della battaglia, il Re e il suo esercito erano appena tornati a casa ed erano stati accolti da un regno in festa.
Quando era tornata, John non aveva chiesto nessuna spiegazione alla figlia perché sapeva che qualunque cosa avesse fatto durante la sua assenza era stata per una nobile causa. Christabel aveva ripreso la sua solita routine tra faccende domestiche e cura dei malati, pensava spesso a Robert e il pensiero che lui fosse tornato a casa sano e salvo la rendeva felice.

Una mattina si trovava nel bosco dove, come di consueto, stava cercando le erbe medicinali, quando sentì un cavallo che si avvicinava: incuriosita alzò il capo e vide che si trattava di Robert.





Il Capitano scese da cavallo e sorridente andò da lei, Christabel, emozionata, fece per parlare ma lui fu più veloce:
-"Non so se sia stato sogno o realtà, ma so che devo a voi la mia vita. Vi amo e non potrei mai pensare di continuare a vivere senza di voi" disse con occhi brillanti.
Christabel era senza parole, si sentiva quasi sciocca nel suo mutismo fuori luogo. Robert riprese a parlare:
-"Per anni ho fatto sempre lo stesso sogno: mi trovavo morente su un campo di battaglia, poi arrivava una fanciulla e mi salvava la vita. Ora so che quella fanciulla eravate voi".
Christabel sgranò gli occhi, non riuscendo a credere alle sue orecchie.
-"Anch'io ho fatto per anni lo stesso sogno".
-"Le Antiche Tradizioni dicono che quando due persone fanno lo stesso sogno sono anime gemelle destinate a stare insieme. Voi cosa ne pensate?" chiese lui.
-"Credo che noi non siamo all'altezza di mettere in dubbio le Antiche Tradizioni" sorrise divertita.
Robert le accarezzò la fronte.
-"Sono d'accordo!" esclamò lui e dopo averla guardata ancora un istante negli occhi, la baciò dolcemente suggellando definitivamente quel destino che li aveva legati in sogno già da anni.



lunedì 1 ottobre 2012

Christabel - prima parte




C'era una volta in un paese lontano una fanciulla di nome Christabel, aveva i capelli color oro e gli occhi blu come l'oceano, viveva con suo padre John in una casetta di pietra nei pressi di un bosco. John in gioventù era stato il Capitano delle Guardie del Re, uomo coraggioso e stimato da tutti, ma in seguito alla morte della moglie aveva lasciato il suo incarico per occuparsi di Christabel, che all'epoca era molto piccola. L'uomo da allora si era dedicato a quelle passioni che prima non aveva potuto coltivare: lo studio delle arti, della filosofia e della medicina; era così diventato il medico del villaggio e aveva allevato suo figlia insegnandole queste materie, soprattutte le arti mediche in modo che un giorno la ragazza potesse sostituirlo nel compito di curare le persone ammalate. Così Christabel era cresciuta con un'educazione ricca e varia e molti erano i suoi interessi, sapeva persino tirare di spada perché suo padre riteneva che per la figlia fosse necessario essere in grado di difendersi in caso di emergenza e le aveva insegnato a maneggiare la spada e a cavalcare. La vita di Christabel, che ora aveva diciannove anni, scorreva tra le faccende domestiche, la cura dei malati del villaggio e le frequenti incursioni nel bosco alla ricerca di erbe medicinali utili per preparare le pozioni. Era una fanciulla dolce e gentile, benvoluta da tutti, era felice della sua vita semplice a contatto con la natura. La ragazza custodiva anche un segreto che non aveva mai raccontato a nessuno, nemmeno a suo padre: da molti anni faceva un sogno ricorrente; nel sogno si trovava su un campo di battaglia e assisteva un cavaliere ferito, curandolo e confortandolo. Sempre la stessa immagine. Negli anni si era interrogata spesso sul senso di quel sogno e soprattutto sull'identità del cavaliere, ma non era mai riuscita a venire a capo dell'enigma. Così aveva imparato a convivere con questo strano sogno e a non badarci più di tanto.
 
In quel periodo al Palazzo Reale erano in corso i preparativi per il Ballo Pubblico: tutti gli anni il Re apriva il castello ai giovani di tutto il regno che potevano incontrarsi e danzare liberamente, questo era un evento molto amato perché sia i giovani nobili sia i giovani del villaggio potevano ritrovarsi e ballare mettendo da parte le convenzioni sociali e gli obblighi di rango. Era la regola vedere principi ballare con figlie di mugnai e principesse ballare con giovani contadini! Christabel era molto emozionata perché quello sarebbe stato il suo primo Ballo Pubblico, aveva passato tutta l'infanzia ad ascoltare estasiata i racconti di suo padre quando egli vi partecipava da giovane: proprio durante uno dei balli aveva conosciuto sua madre.
 
 
 
 



Il giorno dell'evento, Christabel, splendidamente abbigliata con lo stesso abito che aveva indossato sua madre anni prima, era giunta nella maestosa sala da ballo riccamente decorata del castello, piena di giovani che già stavano ballando un valzer sulle magiche note suonate dall'orchestra. Christabel si stava aggirando per la sala emozionata e un po' timida, quando incrociò lo sguardo con quello di un giovane vestito in maniera elegante che le stava sorridendo, la fanciulla si sentì avvampare ma non abbassò gli occhi, fece un piccolo, elegante inchino e allora il giovane le si avvicinò porgendola una mano.
 
 
 
 
 
 
-"Mi concedete questo ballo?" chiese lui.
-"Certo" le sorrise lei.
Sfrecciarono con eleganza fino al centro della pista da ballo e si lasciarono trasportare dalla magia della musica, gioiosi e liberi, come un arcobaleno nel cielo. Christabel non si era mai sentita così leggera, le sembrava di volare tra le braccia forti e gentili di quel ragazzo; lo guardò attentamente: era alto, aveva i capelli neri e occhi blu come i suoi, emanava coraggio e buon cuore, Christabel riusciva a percepirlo. Si chiese se non fosse per caso un principe. I due giovani danzarono tutta la sera, quasi senza mai fermarsi, in verità parlarono pochissimo, persi ognuno negli occhi dell'altra, ma entrambi sentivano che tra loro si era instaurata un'affinità fortissima. Quando il ballo giunse al termine, il giovane prima di congedarsi ringraziò la fanciulla per la splendida serata:
-"Non ho mai incontrato in vita mia una ragazza più incantevole di voi. Siete la figlia di Sir John, vero?" disse lui.
-"Conoscete mio padre?" chiese lei piena di stupore.
-"Mio padre era uno degli ufficiali più fidati di Sir John, quando prestava servizio nella Guardia Reale. Mio padre mi ha parlato spesso di lui, lo stimava moltissimo" le prese la mano e gliela baciò delicatamente "E' stato un onore conoscervi" e fatto un inchino fece per allontanarsi, ma Christabel che in quel momento aveva avuto un'illuminazione lo richiamò:
-"Signore, aspettate, io non so nemmeno il vostro nome, chi siete? Porterò i vostri omaggi a mio padre".
Il ragazzo si voltò e con un sorriso fiero e divertito le rispose: "Sono Sir Robert, figlio di Sir Philip, sono il Capitano della Guardia Reale".
 
 
 
 
 
 
Tornata a casa aveva chiesto al padre di Sir Philip e il genitore aveva rievocato gli anni passati al servizio del Re e l'amicizia con il fedele ufficiale. Nei giorni che seguirono il ballo, Christabel pensò spesso a Sir Robert, si sentiva incredibilmente felice quando pensava a lui.


domenica 30 settembre 2012

Due fiabe



Come già avevo anticipato qualche settimana fa, al ritorno dalle vacanze, sull'onda dell'entusiasmo per Once Upon A Time, mi sono cimentata anch'io con la scrittura di due fiabe! Da domani e per due settimane pubblicherò sul blog le mie due fiabe divise in parti, ecco come saranno divise:
 
Christabel sarà pubblicata in due parti;
 
La fata innamorata sarà pubblicata in tre parti.
 
Mi auguro che apprezzerete questo mio excursus fiabesco!