E' verità universalmente riconosciuta che una fan di Jane Austen desideri diventare come un'eroina dei suoi romanzi!

sabato 1 marzo 2014

12 anni schiavo



Saratoga, NY, 1841. Solomon Northup è un afroamericano libero fin dalla nascita ed è un apprezzato violinista. Un giorno, in assenza della moglie e dei figli momentaneamente lontani, cade vittima di un inganno: due uomini gli offrono lavoro a Washington, ma finirà per essere rapito e venduto come schiavo. Da quel momento per Solomon inizierà un calvario lungo dodici anni, fatto di duro lavoro nei campi di cotone e umiliazioni; a contatto con le bassezze del sistema schiavista e dei suoi padroni, senza che la sua famiglia sappia della sua sorte o dove si trovi, Solomon dovrà fare di tutto per non perdere la dignità e la speranza di poter tornare a "vivere"...

12 anni schiavo, il nuovo film del regista inglese Steve McQueen candidato a 9 Oscar, si basa sulle memorie scritte da Solomon Northup nel 1853, poco dopo aver riconquistato la libertà dopo dodici anni di catene. Si tratta dunque di una storia vera, della storia di un uomo nato libero che si ritrovò schiavo nella "terra della libertà" per antonomasia, una terra di libertà che a troppa gente ha promesso solo catene e schiavitù. Sembra un controsenso. E invece è la storia. Sul passato, di cui andare ben poco fieri, dello schiavismo negli Stati Uniti si è parlato tanto: innumerevoli sono i libri, i film, le canzoni ecc. che rievocano quella vergognosa piaga che per lungo tempo ha caratterizzato la storia del Paese (o almeno di una parte di esso). Una piaga che non venne cancellata con la fine della Guerra di Secessione, ma che cambiando forma e nome ha continuato a caratterizzare gli Usa per almeno un altro secolo, prima che il gesto di una donna su un autobus e le voci e i sogni di grandi uomini riuscissero a fare breccia davvero in un sistema ottuso e sbagliato. Dunque, tanto si è parlato del tema dello schiavismo, ma la storia di Solomon Northup colpisce particolarmente e lascia senza parole. L'idea che un uomo libero (laddove tutti gli individui nascono liberi) possa perdere la sua libertà da un momento all'altro per permettere a gente senza scrupoli di arricchirsi sul sangue altrui con il benestare - addirittura con l'incoraggiamento - della legge è veramente, veramente terribile. L'idea che si possano trattare i propri simili come proprietà a cui attribuire un valore monetario è terribile. L'idea che una nazione fondata sulla "Dichiarazione dei diritti dell'uomo" abbia potuto prosperare sulla tragedia, disperazione e umiliazione degli schiavi è terribile. L'idea che l'avidità e il profitto possano così facilmente avere la meglio sulla coscienza dell'essere umano è terribile. La storia di Solomon, e con lui di centinaia di migliaia di schiavi senza nome, è così difficile da sopportare, così difficile da credere... al punto che si vorrebbe ignorare, fingere che non sia vera. Ma fingere non si può. La storia esiste affinché l'Umanità ci faccia i conti ogni giorno e si ricordi dei suoi errori. E dobbiamo essere grati alla storia per questo. E così la vicenda di Solomon è terribile, ma è anche la vicenda di un uomo "fortunato" dal momento che fu uno dei pochi schiavi a ritrovare la libertà, anche se dopo lunghe sofferenze. I suoi rapitori non vennero mai assicurati alla giustizia (ma se la giustizia la fanno i cattivi... come può esserci giustizia?), quindi lui divenne un attivista e si impegnò per mettere fine alla schiavitù e le sue memorie, implacabili, ci raccontano ancora di un mondo ingiusto e crudele, un mondo che di libertà e speranze non aveva nemmeno più il nome.

12 anni schiavo è un bellissimo film. Oltre alla storia toccante, la pellicola vanta l'ottima regia di McQueen e un cast azzeccatissimo. Il protagonista Chiwetel Ejiofor è bravissimo: la sua lotta per non farsi travolgere dalla disperazione e il desiderio di rimanere aggrappato alla speranza nonostante tutto lo rendono uno dei personaggi (cinematografici) più commoventi che si siano visti negli ultimi tempi. Bravo Michael Fassbender nei panni del dispotico e crudele schiavista Edwin Epps. Brava la giovane Lupita Nyong'o nel ruolo di Patsey. Bravo come sempre, anche in un piccolo ruolo, Benedict Cumberbatch. Infine, significativo il breve cameo di Brad Pitt. Ho trovato molto particolare la colonna sonora, suggestive e autentiche le canzoni cantate dagli schiavi nei campi di cotone. Belle ma permeate da una sottile tristezza le location.

12 ani schiavo è un viaggio terribile e commovente, un viaggio nella vita di un uomo (nella vita di tanti, troppi uomini), un viaggio in una storia di vergogna e di impossibile redenzione, un viaggio attraverso un mondo che, grazie al cielo, non esiste più. Un viaggio che deve rammentarci come si scrive la parola libertà e soprattutto che la libertà non è solo una parola ma un diritto. E un dovere che tutti dobbiamo a noi stessi.

Voto: 8

2 commenti:

Marco Goi ha detto...

yes, un grande film assolutamente da non perdere.

Vele Ivy Di Colorare ha detto...

Molto toccante la tua recensione. Anche il film deve esserlo: mi ha colpita già dal trailer, ma ora ne sono più che convinta.