E' verità universalmente riconosciuta che una fan di Jane Austen desideri diventare come un'eroina dei suoi romanzi!

giovedì 15 gennaio 2015

Rosamund Pike per Vanity Fair Usa

Nel numero di febbraio di Vanity Fair Usa c'è un bellissimo servizio fotografico di Rosamund Pike firmato da Mario Testino; atmosfera vintage, eleganza e raffinatezza per un photoshoot veramente fantastico!

Ecco le immagini...











lunedì 12 gennaio 2015

Golden Globe 2015

Poche ore fa a Los Angeles sono stati assegnati i Golden Globe 2015 e non sono mancate alcune sorprese.
Nella sezione film drammatico, come da pronostico, Boyhood ha vinto come miglior film, e Richard Linklater ha vinto come miglior regista. Miglior attore drammatico è Eddie Redmayne per La teoria del tutto, miglior attrice drammatica è Julianne Moore per Still Alice.
Nella sezione film commedia, con grande sorpresa, battendo il favorito Birdman, a vincere il premio di miglior film è stato Grand Budapest Hotel di Wes Anderson. Miglior attrice brillante è Amy Adams per Big Eyes e miglior attore brillante è Michael Keaton per Birdman. Patricia Arquette è la migliore attrice non protagonista per Boyhood e J.K. Simmons è il miglior attore non protagonista per Whiplash.
Il premio per la miglior sceneggiatura è andato a Birdman. Miglior film straniero è il russo Leviathan. Il premio per la miglior colonna sonora originale se lo è aggiudicato La teoria del tutto, mentre la miglior canzone è Glory per il film Selma. Miglior film d'animazione è Dragon Trainer 2.
In ambito televisivo, Joanne Froggatt ha vinto il premio come miglior attrice non protagonista in una serie tv per Downton Abbey.

Ecco i vincitori...




Richard Linklater, regista di Boyhood






Eddie Redmayne






Julianne Moore






Regista e cast di Gran Budapest Hotel




Wes Anderson




Michael Keaton




Amy Adams






J.K. Simmons




Patricia Arquette




Regista e sceneggiatori di Birdman




Regista e produttrice di Dragon Trainer 2




Joanne Froggatt

venerdì 9 gennaio 2015

The Imitation Game



Inghilterra, Seconda guerra mondiale. Nella segretezza di Bletchley Park alcuni dei più grandi cervelloni del Paese lavorano nel tentativo di decrittare il famigerato Codice Enigma, l'infernale macchina usata dai nazisti per le loro comunicazioni segrete. Tutti ritengono che decifrare Enigma sia impossibile, ma il genio della matematica Alan Turing è convinto del contrario e inventa una strana macchina che secondo lui potrà neutralizzare Enigma. La macchina di Turing riuscirà nell'impresa, consentendo agli Alleati di vincere la guerra, ma Turing in seguito verrà perseguitato dal governo inglese a causa della sua omosessualità e la sua storia di eroe sconosciuto finirà in tragedia.

Diretto dal regista norvegese Morten Tyldum, The Imitation Game si basa sulla vita di Alan Turing e su quanto è accaduto in quel di Bletchley Park durante la Seconda guerra mondiale. E' in quella tenuta isolata nel sud dell'Inghilterra che si è combattuta forse la battaglia più importante: lì il governo riunì i più grandi matematici e non solo inglesi con l'obiettivo di venire a capo di Enigma; decifrare il terribile codice nazista avrebbe consentito agli Alleati di conoscere le mosse dei tedeschi e di contrattaccare di conseguenza per sconfiggerli. L'impresa non era facile però con la dedizione e l'impegno di donne e uomini tutto ciò è stato possibile. Principalmente a compiere il miracolo è stato Alan Turing, geniale e tormentato matematico, che con l'invenzione di Christopher una complessa macchina in grado di "pensare da sola" riuscì ad elaborare un sistema in grado di dare un senso alle frasi senza senso di Enigma; proprio grazie a Christopher la guerra è stata abbreviata di almeno due anni e sono state salvate 14 milioni di vite umane.
Alan Turing, timido e scontroso genio dal passato doloroso e dai segreti inconfessabili, è diventato un eroe nazionale per caso, la figura straordinaria a cui l'Europa deve la salvezza e la sconfitta del nazismo. Un eroe che purtroppo nessuno ha ringraziato, dapprima per la segretezza obbligatoria - in vigore per decenni - dettata dal governo sull'operazione Enigma, e in seguito per il crudele destino che si è abbattuto su di lui in un tempo di intolleranza e pregiudizi: Turing in quanto omosessuale - all'epoca illegale - è stato perseguitato per questo e ha concluso i suoi giorni nella solitudine e nella sofferenza più atroce e umiliante prima di togliersi la vita a soli 41 anni. Anche Turing - come è accaduto a molti altri - è stato vittima della stessa condanna inflitta a chi ha cambiato la storia: ossia di non essere compreso dai suoi contemporanei; solo di recente il governo britannico lo ha "riabilitato" e ha chiesto perdono per le ingiustizie da lui subite, quando ormai non serve a niente scusarsi. Forse il destino dei grandi è quello di essere incompresi, forse è questa la loro grandezza, eppure è quasi imbarazzante poggiare la nostra stessa libertà sulla sofferenza e sull'oblio di qualcuno che non solo avremmo dovuto ringraziare... ma di cui ignoriamo persino il nome e la vicenda umana. Turing è un eroe senza nome, dimenticato... eppure, dietro questo nome mai sentito si nasconde un tassello fondamentale della nostra storia passata, si nasconde una storia di persecuzione da cui trarre insegnamento per demolire intolleranza e pregiudizi di oggi. Dietro a questo nome mai sentito si nasconde un'invenzione che, dopo settanta anni, cambia la nostra vita ogni giorno: perché la macchina che Turing chiamava Christopher noi la chiamiamo computer.
Oltre alla drammatica vicenda di Turing, a colpire è anche il personaggio di Joan Clarke, la giovane matematica che fu nel team di Alan e contribuì a risolvere l'Enigma. Joan - per un certo periodo fidanzata con Turing - da donna in un settore prettamente maschile ha vissuto in prima persona il pregiudizio e benché fosse qualificata e brillante quanto e più dei colleghi maschi ha dovuto combattere per farsi largo in un sistema che la guardava con sospetto. Fa riflettere la scena in cui compare per la prima volta, quando accorsa a Bletchley Park per sostenere un test per entrare nel team anti-Enigma, viene scambiata per un'aspirante segretaria e scacciata perché in quanto donna non è logicamente all'altezza di confrontarsi con i colleghi uomini, qualificati già per il solo fatto di essere uomini. Ma Joan risolvendo il cruciverba a tempo di record - superando persino Turing - dimostra che lei e le donne in generale non sono inferiori a nessuno, nemmeno agli uomini. Il personaggio di Joan è il simbolo di un mondo di ineguaglianze e ipocrisie, laddove l'affermazione femminile era ancora ben lontana e Joan è il simbolo del coraggio che bisogna dimostrare per sovvertire un sistema sbagliato. Alan e Joan sono simili, entrambi in lotta contro l'ingiustizia che li giudica, ma solo Joan riuscirà a vincere. La loro amicizia è toccante e significativa nonché uno degli elementi più importanti del film.

Nel 2012 mi sono imbattuta per caso nella storia di Alan Turing e dopo averla scoperta mi sono sentita angosciata per una settimana, e ho subito pensato che fosse una storia che doveva essere raccontata in un film; così nel 2013 sono stata contenta di sapere che avrebbero girato una pellicola su di lui e che sarebbe stata coinvolta anche la mia attrice preferita.
The Imitation Game è stato acclamato come un capolavoro, e lo è davvero. Perché, seppur strutturato in maniera lineare, non è retorico o banale: racconta con onestà i fatti storici senza abbellimenti inutili ma per come si sono svolti. Non ci sono facili eroismi, il film racconta la storia di individui fuori dal comune - questo sì - che in silenzio, con i loro pregi e difetti, hanno sconfitto il nazismo, anche a costo di sacrifici personali. Racconta la storia di una macchina infernale contrapposta a una macchina che ha cambiato il corso della guerra e, poi, l'umanità intera. Racconta con dignità, senza drammi e sciocchi sentimentalismi, la lotta di individui per affermare se stessi. Racconta la tragedia di un uomo che la Storia ha umiliato nel peggiore dei modi invece di essergli riconoscente. Racconta una storia che quasi nessuno conosce ma che è giusto raccontare: perché dimenticare o ignorare equivale a umiliare ancora una volta Alan Turing. The Imitation Game è un capolavoro perché racconta tanti temi scottanti con sobrietà, con la consapevolezza che le grandi storie non hanno bisogno di "effetti speciali" per essere grandi storie.
Benedict Cumberbatch è straordinario nel ruolo di Turing e non c'è da stupirsi visto che si tratta di uno dei più talentuosi attori in circolazione. E' bravissimo nel misurare alla perfezione le contraddizioni, gli atteggiamenti scostanti, i tormenti, le gioie e le sofferenze del suo Alan: è perfetto in ogni singola scena, quei suoi struggenti occhi chiari ti inchiodano e ti spezzano il cuore. E' un privilegio essere appassionati di cinema quando si può assistere a tanta bravura sullo schermo. Bravissima è anche Keira Knightley nei panni di Joan Clarke, grazie a un personaggio così significativo al quale ci si affeziona subito. Keira è stata brava in tanti importanti ruoli nel corso della sua carriera, ma in questo film dà il meglio di sé interpretando con intensità e profondità il suo ruolo migliore. Sia Benedict che Keira offrono interpretazioni da Oscar. Ottimo anche il cast di comprimari. Non male la regia di Tyldum ed è molto efficace la colonna sonora di Desplat.

The Imitation Game è un thriller avvincente, emozionante e commovente, è il racconto di una incredibile e tragica vicenda storica e umana. E' un film che parla di un passato ormai lontano che però ci riguarda tutti. E' un film che dimostra ancora una volta quanto il confine tra giustizia e ingiustizia sia labile e possa cambiare a seconda delle circostanze. E' un film su un computer che ha sconfitto il nazismo.
In primo luogo, The Imitation Game è un film su un uomo, Alan Turing, che merita di essere ricordato.

Voto: 9


Sono le persone che nessuno immagina che possano fare certe cose quelle che fanno cose che nessuno può immaginare.









mercoledì 7 gennaio 2015

venerdì 2 gennaio 2015

La bella e la bestia: una fiaba in tv



Siamo, come sempre, nella Francia di fine Settecento. Il principe Leon, un tempo buono e felice, da quando ha perso la moglie in un incendio si è tramutato in un individuo crudele e spietato, tanto malvagio da essere soprannominato "la bestia". Bella, figlia di un mercante sempre in viaggio per mare, a seguito di un debito contratto dal genitore proprio col principe, si vede costretta ad andare a servizio al castello per consentire al padre di estinguere il debito. Quando Hélène, la cugina che vuole sposarlo, lancia a Leon la sfida di far innamorare Bella entro tre settimane, il principe spinto dal gusto di vincere inizia a riempire di attenzioni Bella... ma quello che è nato come uno scherzo si trasformerà in amore... e come sempre la bella riuscirà a far tornare umana la bestia...

Sceneggiato tv in due puntate co-prodotto con la Spagna, questa versione Rai de La bella e la bestia mantiene il celebre canovaccio della fiaba originale, ma raccontando la storia senza l'elemento fantasy: infatti, stavolta non ci sono incantesimi e magie varie, il principe non è stato trasformato in un essere mostruoso, ma più metaforicamente è il suo animo a renderlo una bestia. Così Bella non deve innamorarsi di lui andando oltre l'aspetto, ma deve innamorarsi di lui andando oltre i suoi comportamenti crudeli che nascondono più che altro un cuore ferito e distrutto in cerca di una insperata redenzione. Sarà Bella col suo cuore nobile e idealista a sciogliere il cuore di pietra della bestia e a far riemergere il cuore dell'uomo.
L'idea della bestia "metaforica" è abbastanza riuscita e tutto sommato permette di raccontare la mostruosità del principe in maniera diversa, ma sempre significativa: perché la mostruosità del cuore è molto peggio della mostruosità dell'aspetto ed è assai più difficile da curare. E non è una redenzione così facile: perché tra slanci positivi e ricadute, Leon dovrà combattere a lungo con se stesso per diventare un uomo migliore. Così tra un intrigo e un inganno della perfida Hélène, i due protagonisti dopo un lungo tira e molla riusciranno a coronare il loro sogno d'amore, come sempre deve avvenire quando si parla di questa fiaba!

Lo sceneggiato non è male, anzi è più che dignitoso e per fortuna l'effetto soap opera anche stavolta è stato scongiurato. Certo, siamo distanti anni luce dalla credibilità e dedizione dei prodotti televisivi anglosassoni, quel genere di prodotto televisivo non è alla nostra portata, inutile negarlo; eppure, questa versione de La bella e la bestia riesce a non scadere nel ridicolo e nell'effetto soap opera che sembra impossibile evitare quando si parla di prodotti italiani (o giù di lì...), dialoghi e scene sono abbastanza credibili e anche la recitazione non è così terribile. In definitiva, è un prodotto dignitoso e tanto basta!
Le location sono davvero incantevoli! Mi è piaciuta l'ambientazione "provenzale" richiamata anche dai fiori e dai profumi che vengono prodotto lì con il patrocinio di Leon. Bellissimi i costumi dalle linee settecentesche, ma con quel qualcosa che li rende adatti per una ambientazione da fiaba! Bravi i due protagonisti: la spagnola Blanca Suarez e Alessandro Preziosi.
Sarà che io adoro La bella e la bestia in qualsiasi versione, persino quando si tratta di una fiction, eppure questo sceneggiato tv mi è piaciuto e dimostra che andare oltre la soap opera è possibile...

Voto: 7

































martedì 30 dicembre 2014

The best of... 2014

E anche questo anno va concludendosi...
E anche quest'anno non manca il post che riepiloga il meglio del mio anno tra cinema, tv, sport ecc.
Vediamo com'è stato il (mio) 2014!


1) Miglior libro: purtroppo l'anno solare 2014 non è stato ricco di letture molto interessanti, ma piuttosto una lunga sequela di delusioni... spero di leggere romanzi migliori nel 2015...


2) Miglior film: 12 anni schiavo. Il bellissimo e commovente film di Steve McQueen ha lasciato il segno!







3) Miglior telefilm: Once upon a time. Lo so che sono ripetitiva... ma mi piace troppo! Tra l'altro, la terza stagione è stata assolutamente fenomenale! E sono sempre più affezionata a questa serie tv!









4) Miglior miniserie: come per i libri, anche per le miniserie tv l'anno solare 2014 non ha prodotto niente di indimenticabile... speriamo che il 2015 sia migliore...


5) Miglior personaggio maschile: Colin O'Donoghue. Al fascino del bel Capitano Uncino non si può resistere! E nella terza stagione di Once upon a time sono anche riusciti a valorizzare il suo personaggio rendendolo più interessante... quindi, il bel Colin è bello e bravo!







6) Miglior personaggio femminile: Elsa. Quando un personaggio di fantasia riesce a diventare così iconico da sembrare quasi reale... beh, significa che è un personaggio davvero riuscito! E la regina Elsa di Frozen è straordinaria sia per il carattere sia per come è stata disegnata! Non a caso molto del successo di Frozen è dovuto a lei!







7-8) Miglior canzone/miglior disco: La colonna sonora di Tutto può cambiare. Oltre ad essere bellissimo, il film di John Carney ha una colonna sonora fantastica! Lost Stars è la canzone più bella dell'anno e il resto del disco è il migliore del 2014!









9) Miglior momento sportivo: le emozioni del pattinaggio. Il 2014 ha segnato il ritiro della mia coppia preferita di Ice Dance, i francesi Nathalie Péchalat e Fabian Bourzat, quindi ho seguito la scorsa stagione con un misto di emozioni e tristezza; avrei tanto voluto che vincessero il bronzo olimpico, che hanno sfiorato di pochissimo, ma almeno hanno chiuso la loro carriera con un'ultima medaglia, il bronzo ai mondiali.













10) Miglior momento in assoluto: Keira Knightley che ha vinto l'Hollywood Film Award come miglior attrice non protagonista per The imitation game. Finalmente ho visto Keira vincere un premio... e spero che presto ne possano arrivare altri... ancora più importanti...





Questo è stato il mio 2014! Il vostro com'è stato?
In attesa di scoprire come sarà il 2015, vi auguro buon anno!!!