Vi parlo di un film appena uscito in sala, un film bello e commovente: Il discorso del re.

Il film si concentra sulla figura di Bertie, futuro re Giorgio VI (padre della regina Elisabetta II), Duca di York, che soffre di balbuzie e sulla sua battaglia per superare tale difficoltà; lo aiuterà un logopedista australiano alquanto svampito, istrionico e con idee assulutamente fuori dal comune, Lionel Logue. Quando Bertie, timido e riservato, è chiamato a salire al trono d'Inghilterra dopo l'abdicazione del fratello Edoardo VIII, che fa il gran rifiuto per amore della pluridivorziata Wallis Simpson, sarà lui chiamato a diventare la guida e soprattutto la voce della sua Nazione appena scesa in guerra contro la Germania nazista. Tra cadute, momenti di sconforto e ritrovata fiducia in se stesso il re balbuziente riuscirà a tirare fuori la voce e a mettere da parte la paura, sempre aiutato dalla moglie Elizabeth.
Il discorso del re è un film molto british: rigoroso e ben costruito come vuole la tradizione (cinematografica) inglese. Ottimi costumi, scenografie e ricostruzione storica. La vicenda raccontata è quella di Giorgio VI e del suo problema, il momento storico fa quasi da sfondo alla storia, perché interesse della pellicola è quello di indagare sul dramma personale di un uomo: si punta l'attenzione su un personaggio che ha una difficoltà che cerca di combattere; principalmente, si tratta della battaglia di un uomo con se stesso. Bertie è chiamato a ricoprire un ruolo per cui si sente totalmente inadeguato, un ruolo dal quale vorrebbe fuggire perché terrorizzato dall'idea di apparire ridicolo... ha paura di se stesso, della sua stessa ombra, degli altri... Ma in verità, ha più forza e coraggio di quanto sia disposto a scommettere e solo messe da parte le sue paure potrà comprenderlo. Questo film insegna a chiunque abbia difficoltà simili al protagonista a non abbattersi, ad avere fiducia in se stessi e a non tirarsi indietro... perché magari ci si perde dietro certe paure per anni e poi all'improvviso la vita ti chiama a prove ben più grandi. Il discorso finale che pronuncia è la grande vittoria del pauroso Bertie che riesce a superare le sue difficoltà e a comprendere quanto fossero piccolezze rispetto a ciò che prospettava il futuro.
Il messaggio del film è certamente significativo e insegna a non aver paura di essere inadeguati: giacché spesso chi pensa di esserlo... si rivela alla fine migliore di chiunque altro! In effetti, Giorgio VI fu un bravo re che non si tirò indietro: rifiutò di fuggire anche con Londra sotto bombardamento e non mancò di essere vicino al suo popolo nel difficilissimo frangente della guerra, andando di persona tra la gente a vedere le macerie.
Il film è costruito sul rapporto, a volte difficile e conflittuale, tra Bertie e Lionel Logue: il logopedista è convinto da subito delle immense capacità di sua altezza reale e non manca di spronarlo ad aver fiducia in se stesso, cosa che lo porta spesso in conflitto con il futuro re; la loro sarà un'amicizia che si cementerà dopo un lungo percorso fatto di incomprensioni e riappacificamenti. Ma alla fine Bertie si piegherà all'evidenza e ammetterà che Lionel è stato un amico prezioso.
Ci sono diversi momenti divertenti, come gli esercizi bizzarri a cui lo sottopone il logopedista, e momenti veramente toccanti (che strappano una lacrimuccia), come quando Bertie si confida con Lionel raccontandogli la sua infanzia "difficile" e i traumi che probabilmente l'hanno portato a balbettare o quando, dopo l'abdicazione del fratello, si ritrova nello sconforto e assolutamente impreparato ad assumere un ruolo tanto importante; e naturalmente il discorso finale commuove e ti spinge a fare il tifo per lui... ti ritrovi a sperare che riesca a leggere senza mai incespicare.
La bravura di Colin Firth è impressionante, mi ha colpito il suo sguardo spaventato e atterrito e il senso di angoscia che riesce a trasmettere: dà l'impressione allo spettatore di "sentire" quelle inquietudini e paure che agitano il suo personaggio; quando la macchina da presa indugia sulla sua bocca piegata da una smorfia che tenta di diventare parola... ti sembra di immedesimarti con lui e di provare la sua stessa sofferenza per l'incapacità di parlare come vorrebbe. Eccezionale. Merita l'Oscar e farò il tifo per lui il 27 febbraio! Bravissimi anche Geoffrey Rush nel ruolo del logopedista e Helena Bonham Carter nel ruolo della regina Elizabeth, moglie che non smetterà mai di avere fiducia nelle capacità del marito e che sarà la prima ad adoperarsi per aiutarlo.
Il discorso del re fa ridere, fa piangere e fa pensare. Non so se vincerà l'Oscar come miglior film... ma è certamente una pellicola emozionante, capace di arrivare al cuore! Lo consiglio caldamente!
Voto: 8, 5
Link: trailer
Beethoven Symphony 7 (colonna sonora della scena finale)







