E' verità universalmente riconosciuta che una fan di Jane Austen desideri diventare come un'eroina dei suoi romanzi!

domenica 26 maggio 2013

I costumi de Il grande Gatsby in mostra

Un paio di settimane fa alcuni costumi de Il grande Gatsby sono stati esposti brevemente a Roma, alla Galleria Alberto Sordi. Ovviamente io non potevo perdermi questa occasione dal momento che sono un'appassionata di costumi cinematografici! I costumi esposti erano 6: i vestiti di Daisy e di Jordan (che Carey Mulligan ed Elizabeth Dibicki indossano nella prima scena del film), il costume da polo di Tom Buchanan e le divise dei domestici e del maggiordomo di casa Buchanan. Purtroppo non c'era nessuno dei costumi indossati da Leonardo DiCaprio (pare che quei costumi siano esposti nei negozi Prada di tutto il mondo), però i vestiti di Daisy e Jordan erano davvero fantastici!!! E' stato interessante poter vedere da vicino tutti i dettagli! Oltre ai costumi, c'erano anche alcuni oggetti di scena tra cui il telefono bianco dei Buchanan e un quotidiano.

Ecco alcune foto che ho scattato!










Divisa di Henri, maggiordomo dei Buchanan




Abito di Daisy








Costume da polo di Tom Buchanan




Divisa del domestico di casa Buchanan




Vestito di Jordan













































venerdì 24 maggio 2013

Il grande Gatsby: i sogni più preziosi spariscono e non tornano più...



Chi è il misterioso Jay Gatsby che vive in una splendida villa di Long Island e offre sfarzose feste già entrate nella leggenda alle quali lui non partecipa mai se non come una figura anonima mischiata tra la moltitudine? Nessuno sa chi sia, nessuno l'ha mai visto, ma tutti raccontano almeno dieci versioni diverse della sua biografia... allora chi è veramente questo Gatsby? Forse solo il suo squattrinato vicino di casa, Nick Carraway, riuscirà a scoprirne i misteri, l'anima... e in fin dei conti a conoscere davvero Gatsby...

Nuova versione cinematografica tratta dal capolavoro di F. Scott Fitzgerald, Il grande Gatsby segna il ritorno di Baz Luhrmann a cinque anni da Australia.
La storia di Jay Gatsby si colloca in quei ruggenti anni Venti scintillanti e pieni di promesse effimere destinati a finire di lì a pochi anni con la Grande Depressione, ma lo spettro del tracollo era ancora lontano o forse le prime avvisaglie erano semplicemente ignorate e si continuava giorno dopo giorno tra feste folli, superficialità e denaro credendo che nulla sarebbe mai mutato...
Tom e Daisy Buchanan sono gli esponenti dell'alta borghesia dell'epoca ricca, indolente, annoiata e senza valori che si trascina da un divertimento all'altro assolutamente incurante di niente, assolutamente incurante di calpestare i sogni e le speranze altrui; per loro il salto da un passatempo all'altro è l'unico espediente per ingannare una vita vuota, fasulla che vive solo di facciata e false apparenze.
In un simile contesto di assoluta mancanza di autenticità, si muove Gatsby che corre a tutta velocità alla riconquista di Daisy, l'amore di gioventù al quale non ha mai smesso di credere ciecamente, benché lei abbia sposato un altro; Gatsby è spinto da un'incrollabile speranza e così negli anni ha fatto l'impossibile per tornare da lei degno, stavolta, di aspirare alla sua mano di ricca e sciocca fanciulla degli anni Venti: da povero ragazzotto con mille sogni di gloria si è trasformato nel Gatsby delle meraviglie che spende e spande e ora è pronto a riprendersi la donna del suo cuore. Questo è Gatsby: un uomo dal passato oscuro immischiato con i gangster che però ha un cuore più puro, onesto e sensibile di tutti quelli che lo circondano... perché non agisce come agisce per denaro, per il potere o per divertimenti effimeri, ma agisce per amore. Gatsby, come una sorta di moderno conte di Montecristo, torna dal passato - quel breve passato felice che pretende di ripetere - per ritrovare la sua amata spinto dall'irriducibile fiducia di chi sa di essere mosso dal giusto, vuole riconquistare Daisy costi quel che costi e nel tentativo finirà per morirne; perché Daisy è solo una delle tante sciocche ragazze dell'epoca con un bel faccino, il cuore annoiato e gli occhi abbagliati dalle luci al neon di un'epoca tanto splendente quanto fasulla e non essendo in grado di riconoscere l'amore vero finirà per decretare la fine di Gatsby e del suo sogno a lungo coltivato. E la tragedia di Jay Gatsby è la tragedia di un uomo solo in apparenza corrotto ma in profondità più vero di tutti gli altri che paga la sua purezza con la tragica fine che solo i puri di cuore fanno, mentre i veri corrotti continuano per la loro strada semplicemente scansando l'ostacolo che si trovano sulla via; la tragedia di Gatsby è la tragedia di una società che non ammette nel suo gioco chi non è in grado di adeguarsi alla sua folle superficialità.
Proprio come dice Nick a Gatsby: lui è migliore di tutti gli altri, e sarà esattamente questo a condannarlo.

Con Il grande Gatsby, Luhrmann torna al suo amato spettacolo spettacolare, dopo le atmosfere "sobrie" di Australia; torna alla sua visione pop, folle e kitsch del passato tutta da reinventare a colpi di contaminazioni e di influenze tra le più originali: questo è il linguaggio cinematografico che più gli si adatta. Così Il grande Gatsby è un film eccessivo, straripante di invenzioni, di idee, di colori e musica, è un film scintillante come lo erano i ruggenti anni Venti, è un film alla Baz Luhrmann a tutti gli effetti! Spesso e volentieri, specialmente nella prima parte, rimanda per espedienti, accorgimenti, dettagli o addirittura scene intere a Moulin Rouge, tantissimi elementi della poetica di questa pellicola ricordano il suo film più celebre e amato: come le feste di Gatsby in cui ti aspetti di vedere apparire da un momento all'altro Satine o Ziedler o certe riprese che da un edificio partono in una carrellata che ci mostra la città di NY dall'alto... nello stesso modo in cui ci veniva mostrata la Parigi fin de siécle, e a tratti Nick Carraway sembra una specie di Christian anni Venti. Moulin Rouge è il mio film preferito e ovviamente tali rimandi disseminati ne Il grande Gatsby mi hanno fatto piacere: certo, Moulin Rouge è irripetibile, con tutta probabilità anche per lo stesso Baz, però con Gatsby ho rivissuto quasi le stesse emozioni di allora, quella sensazione di struggente, emozionante bellezza che mi ha tolto il respiro; un'emozione che non è svanita nemmeno dopo la fine del film.
Il grande Gatsby è un film visivamente straordinario, con un Leonardo DiCaprio in gran spolvero perfetto nel dare voce alle speranze del protagonista della tragica parabola di Fitzgerald. Una delle cose che mi è piaciuta maggiormente è il cartellone pubblicitario con gli occhi e gli occhiali a simboleggiare uno sguardo che giudica in maniera impietosa la decadenza dell'America anni Venti e l'epoca del Jazz; oltre ad essere una citazione della leggendaria copertina del romanzo della prima edizione del 1925, forse quegli occhi occhialuti simboleggiano anche lo sguardo dello stesso Fitzgerald che, come ha fatto tra le pagine del suo libro, osserva senza più illusioni un mondo di false speranze ed effimeri splendori destinato a concludersi con la fine del sogno americano, un mondo che non poteva evitare di portare alla rovina tutti coloro che ne facevano parte a cominciare da lui stesso, vittima dei ruggenti anni Venti insieme alla moglie Zelda, insieme a Gatsby.
Ho apprezzato anche le frasi del romanzo che appaiono qua e là sullo schermo.
Ho adorato, inoltre, la colonna sonora moderna (le contaminazioni tra passato e presente, caro Baz, di cui tu sei maestro!) che trasforma il Jazz in Hip Hop, un po' il Jazz moderno! A spiccare sono le splendide canzoni di Florence and The Machine e Lana Del Rey, ma tutta la colonna sonora reinventa in maniera attuale gli anni Venti gatsbyani, gettando una ventata di attualità ad un contesto molto più vicino a noi di quanto il calendario potrebbe farci credere. I costumi di Prada sono da sogno, la ricostruzione della NY anni Venti è perfetta (fatta in Australia!), ottimo il cast: dal già citato DiCaprio a Carey Mulligan, da Tobey Maguire a Joel Edgerton.

Il grande Gatsby è un film travolgente sia per i contenuti che per le immagini, uno degli eventi cinematografici dell'anno. Il ritorno di un grande regista, un capolavoro letterario senza tempo, uno spettacolo spettacolare da non perdere! Perché il cinema di Baz Luhrmann si può adorare o disprezzare... ma non si può ignorare!

Voto: 9

martedì 21 maggio 2013

Una giornata alla Reggia di Caserta

Lo scorso 8 marzo sono andata a visitare la Reggia di Caserta, era da un paio di anni che desideravo vederla: da quando mi sono avvicinata alla figura dell'ultima Regina di Napoli, Maria Sofia, che è diventata una delle Regine che più ammiro. Maria Sofia trascorse pochissimo tempo nella Reggia, tuttavia volevo vedere i luoghi in cui, seppur per breve periodo, aveva vissuto. Così incurante del brutto tempo e della pioggia di quel venerdì di marzo, sono andata alla scoperta di uno dei palazzi reali più belli del mondo!

La Reggia di Caserta è stata costruita per volere del Re di Napoli Carlo di Borbone che desiderava un palazzo che potesse rivaleggiare per splendore e grandiosità con Versailles! La prima pietra fu posta nel gennaio del 1752 e i lavori si conclusero nel 1845.

Nel corso della visita ho ammirato il celebre parco, che si divide in due parti: il giardino all'italiana e il giardino all'inglese, voluto dalla Regina Maria Carolina d'Asburgo-Lorena. Nel parco ci sono una serie di maestose fontane che lasciano senza fiato: la fontana Margherita, la fontana dei Delfini, la fontana di Eolo, la fontana di Cerere, la fontana di Venere e Adone e la fontana di Diana e Atteone sovrastata dalla bellissima Grande Cascata.
Attraversare questo bellissimo parco dà una piccola idea di quello che doveva essere lo splendore del palazzo all'epoca dei Borbone, un mondo fatto di Re e Regine, di lusso, di potere e di meraviglia!
E' stato davvero emozionante fare questo viaggio nel tempo, mentre attraversavo il vasto parco cercavo di recuperare quelle atmosfere ormai perdute ma che per secoli hanno caratterizzato quei luoghi!
Peccato solo per il tempo inclemente che non mi ha dato la possibilità di ammirare al meglio il parco.

Al termine della visita dei giardini, sono andata a vedere l'interno della Reggia. Bellissime, riccamente decorate e affrescate le stanze interne, peccato che non ci siano più mobili e oggetti originali dell'epoca (questo perché quando Francesco e Maria Sofia fuggirono da palazzo causa Unità d'Italia... non portarono con sé niente delle immense ricchezze dei Borbone...); comunque, ogni stanza ha il suo fascino e gli affreschi e i quadri appesi alle pareti riescono a raccontare una parte dello splendore che doveva essere in quei giorni! Di Maria Sofia c'è un bellissimo busto (che purtroppo non si poteva fotografare) e un ritratto, poi ho ammirato ritratti di altri esponenti dei Borbone.

Quando sono uscita dalla Reggia ero soddisfatta di quel piccolo viaggio nel tempo, visitare luoghi così ricchi di storia è un grande arricchimento, chi è appassionato dovrebbe fare immersioni di questo genere, perché davvero sono esperienze uniche!

La Reggia di Caserta è una delle perle architettoniche del nostro Paese, densa di storia e di storie! Un viaggio unico e indimenticabile nel mondo di ieri! Invito chiunque ne abbia la possibilità ad andare a vederla!

Ecco un po' di foto della giornata!




La Reggia si vede subito appena usciti dalla stazione














Un primo sguardo al parco...














La Reggia svetta da lontano...


















La fontana Margherita










La fontana dei Delfini...






... eccola nel dettaglio!




Altro dettaglio della fontana dei Delfini






La fontana di Eolo














La fontana di Cerere






Dettaglio della fontana di Cerere






La fontana di Venere e Adone






La Grande Cascata e la fontana di Diana e Atteone




Lontanissima s'intravede la Reggia...




La Grande Cascata




Il giardino all'inglese










E' il momento di riattraversare il parco per andare all'interno della Reggia!










Ecco l'interno della Reggia